Il ciclismo comasco piange Mino Bruno. Presidente della Comense e talent scout
Lutto E’ scomparsa una figura di riferimento per il movimento del pedale lariano. Guidò la squadra per trent’anni, figlio e papà di due altri personaggi di questa specialità
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Di solito nei titoli dei giornali, specie se di apertura, non si mette il nome di battesimo, ma solo il cognome del protagonista. Ma se avessimo scritto solo “Bruno”, avremmo tolto una parte del tutto. Ci ha lasciato, a 91 anni, Mino Bruno. Non Bruno. Mino Bruno. Anzi, Minobruno, una parola sola. Come lo chiamavano tutti, nel mondo del ciclismo. Nome e cognome a sottolineare la particolarità del personaggio, forse la sua unicità, e anche la confidenza che ispirava con la sua indomita ostentazione della passione.
Regno
Aveva 91 anni, ed era stato presidente della Società Ciclistica Comense per trentanni. Ma detta così, sembra solo burocrazia. Mino era soprattutto un grande appassionato di ciclismo. Anzi no, più che appassionato, innamorato. E come si sa, tutti gli amori travolgenti, possono portare anche divorzi o porte sbattute. Come quella che da ormai dieci anni aveva chiuso in faccia al ciclismo professionistico. Che non guardava più. Troppo sofisticato, troppo tecnologico, troppo estremo, troppo esagerato per essere comparato quello che gli aveva rapito il cuore. Mino era figlio di un ciclista, di un campione della pista. Si chiamava Guido. Da lui aveva preso la passione. E come il papà aveva corso in pista, vincendo anche parecchie gare. Con il genitore, e con don Viganò, aveva lanciato la Giornata della Bicicletta, la festa del ciclismo locale, con più gare ad arrivare in cima al Ghisallo. Giornata della quale oggi è organizzatore il figlio Guido (e che ha ereditato il ruolo di n.1 della Comense, oggi club per amatori). Oggi era in programma la presentazione ufficiale delle corse in calendario il prossimo fine settimana, ma è stata annullata in segno di lutto. Non casuale, quella passione per la Giornata. I giovani erano il suo argomento preferito. Con la Comense, i Dilettanti 1ª e 2ª Serie. Con la sua squadra ne fece correre tanti, alcuni dei quali arrivati al professionismo a vincere gare importanti. Da Fabio Casartelli, campione olimpico, ad Alberto Elli, maglia gialla al Tour, sino a Salvatore Commesso, Matteo Spreafico, Dario Frigo e tanti altri.
Regalo
Passionaccia. Ancora presidente della Comense (lasciata nel 2003) passava in redazione a chiacchierare con i giornalisti, soprattutto con Gabriele Valentini, altro grande appassionato parlando di quel talento o di quella corsa. Al Museo del Ghisallo aveva regalato la bicicletta del padre, che ancora staziona tra i cimeli. Ultimamente, quando arrivava nelle occasioni pubbliche e alzava la mano per intervenire, qualcuno alzava gli occhi al cielo: «Adesso non si ferma più». Ma anche chi lo diceva, sapeva che era il suo modo di affrontare l’argomento, ricco di ricordi, di passione, di amore. Il suo cruccio: l’abbattimento della pista di ciclismo dello stadio Sinigaglia. Si battè per realizzarne un’altra, ma non lo ascoltarono. Il popolo del ciclismo comasco oggi si alza in piedi e lo applaude. Ritto sui pedali per l’ultima volata. Oggi alla Chiesa di Muggiò alle 14.30.
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