«Il Como ha insegnato qualcosa»
Gli esperti Il direttore del Corriere dello Sport Zazzaroni: «Forse però in Italia non hanno voglia di ascoltarlo». Biasin (Libero): «Lo scudetto? A me non sorprenderebbe». Adani: «Quando vince la meritocrazia sono felice»
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Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ieri mattina ha pubblicato un editoriale che descriveva in poche parole ma efficaci il senso dell’impresa del Como: un presidente con le idee chiare, un allenatore sempre centrale, un ds che ne condivida le idee e porti giocatori adatti alle idee del tecnico. Allora Zazzaroni, che idea si è fatto? «Che quando si fanno le cose bene nel calcio, poi i risultai vengono. Ho il timore che in Italia non si riescano a fare più le cose bene e qualcuno dall’estero venga qui a farci vedere come si fa». Qual è il segreto del Como? «Per me sono due. Non essere una società di trading, cioè non essere una società costretta a vendere ogni anno. Il Napoli ha vinto lo scudetto pur vendendo Kvara, ma, insomma, basta vedere quanti e quali giocatori sono andati via dalle big, cito il Milan ad esempio: Theo Hernandez, e Rejinders. Il secondo punto è che il Como non era costretto a vincere e questo ti toglie delle pressioni». Fabregas insegnerà qualcosa al calcio italiano? «Bisogna vedere se abbiamo voglia di ascoltarlo, mi pare di no». Resterà a Como a lungo? «Non è stupido, ha avuto offerte da chiunque, Inter, Milan, Napoli, ma io lo vedo all’estero in futuro, non in Italia. Qui sa che questo può essere un grande periodo formativo, con una società come questa. Ha detto che è giovane, che ha tempo per cambiare. E’ intelligente».
Fabrizio Biasin capo dei servizi sportivi di Libero, comasco, personaggio noto dei salotti tv calcistici, ha detto: «Io l’avevo pronosticato. Oddio, con i pronostici non ci azzecco tanto, li sbaglio spesso. Però sul Como ci ho azzeccato, perché vedevo le grandi con tanti problemi. Tutti mi hanno spernacchiato e oggi dicono che è merito dei soldi, ma non è vero perché i soldi c’erano anche quando facevamo i pronostici eppure nessuno aveva puntato sul Como. Vuol dire che è un successo creato con le idee e non con i soldi. Sul lavoro. Infatti guardate quello che hanno speso altre big che sono arrivate dietro». Adesso dove può arrivare il Como? «Mah, io non mi sorprenderei affatto di vederlo lottare per lo scudetto un giorno nemmeno troppo lontano, perché questa società ha sempre migliorato nei sette anni della sua storia azzurra, e dunque se migliori quando sei quarto, poi è facile avvicinare la vetta». E Fabreags? «Potrebbe parlare come Mourinho che disse “io non sono un pirla”. Ha capito che qui può fare quello che non potrebbe fare da altre parti. E sta qui».
Lele Adani è stato da sempre un sostenitore del Como e delle sue idee, anche contro il parere di altri commentatori: «Sono contento perché io ho dato sto dando buona parte della mia vita al calcio, e quando vince il merito, quando vince lo spettacolo e la meritocrazia, io sono felice. Il finale di campionato mi ha dato serenità»:
Ma se il metodo del Como è così valido, perché non viene copiato? «Intanto devo dire che anche l’Atalanta aveva fatto molto bene e ha creato un modello. Ma per copiare bisogna essere in buona fede e capire di calcio. E io credo che ci sia dell’incompetenza tra gli operatori. Credo che nelle trattative per la compravendita di giocatori si parli troppo poco di calcio. Il Como ha mostrato come si fa. Se potrà puntare allo scudetto? Arrivare primi non è come arrivare quarti, ma certo quello che colpisce del Como è che prima del risultato, insegue il metodo».
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