Il modello Como: perchè adesso è la destinazione preferita
MERCATO - In sette anni la società è passata dall’indifferenza e dall’ironia all’essere un punto di riferimento. Paz, Liberali, ma non solo: anche nel settore baby gli azzurri sono una alternativa alle big. Il fattore Fabregas
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Partiti sette anni fa senza le divise da allenamento e senza uno straccio di fiducia dentro e fuori Como, sino ad essere una società modello, ambita da tutti, concorrenziale rispetto alle big del nostro campionato (e non solo a quelle) e non solo per risultati sportivi. Le ultime notizie di mercato svelano la grandezza del Calcio Como. Due giocatori come Nico Paz e Mattia Liberali, giovani, talentuosi, braccati da grandi squadre, hanno preferito andare nel “piccolo” (per quanto questo termine sia sempre meno adatto) Como. Epocale. Soprattutto termometro di una realtà che va sottolineata e segnalata con l’evidenziatore. Il Como in questo momento è una soluzione più appetibile, più credibile rispetto a società più blasonate. E non parliamo (solo) di calcio mercato. Ma di molti altri aspetti. Ad esempio di settore giovanile. Vi ricordate quando Centi diceva che la fatica era doppia, che bisognava andare sui campi per arrivare prima di Inter, Milan o Atalanta, e che comunque poi, quando saltavano fuori quei nomi, le famiglie optavano per quelle realtà? Ecco: la distanza è stata colmata. Adesso, quando vai a parlare con le famiglie di ragazzi di 14-15 anni, di fronte alla prospettiva di andare all’Inter, al Milan o alla Juventus, ci sta che la famiglia scelga il Como. Si chiama credibilità. Fondata su cosa? Per ogni area, c’è il suo segreto. Però ormai il Como passa per essere la squadra che ha un modello di rettitudine, di valori, di progetto dove si fa calcio seriamente, e che sta facendo proseliti. Hanno contribuito tanti fattori. L’allineamento tra società e allenatore, ad esempio e il fatto che si muova personalmente Fabregas (nell’ultima trattativa ha promesso a Liberali che avrebbe visto tutte le sue partite per studiare nel dettaglio il suo utilizzo), fa la differenza. Figlia di una sua famosa frase: «Quando ero giocatore, prima di un trasferimento volevo parlare con l’allenatore, non con la società, perché era l’allenatore che doveva farmi giocare». Un pensiero diventato strategia di mercato. Fabregas è credibile e ha convinto giocatori come Belotti, Sergi Roberto, Diao, Rodrigez. Poi l’idea che a Mozzate si lavori bene, dal punto di vista della coerenza. Ambiente perfetto per poter performare, lavoro dello psicologo Charlie Ludi, pazienza per chi è in ritardo, concessione all’errore (Baturina docet). Mercato condotto secondo le esigenze dell’allenatore, non per giochi di potere dei procuratori, dunque quando un giocatore è cercato, sa che troverà il suo spazio. E poi, certo, i successi sportivi che sono la conferma della bontà del progetto. Como rappresenta un vento nuovo, da adesso non dovrà più sorprendere se un giocatore preferirà venire qui rinunciando a una grande squadra. Come hanno fatto Liberali e Paz.
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