Il padre di Paz: «Voleva stare al Como. Ci teneva, si sente amato»
L’intervista «Crede nel progetto. Si sente completamente biancoblù ed è felice, l’opzione migliore per lui». Nico lo aveva promesso in Piazza Cavour quando ha detto: «Siamo solo all’inizio». Ora è un figlio del Lario
Lettura 2 min.Como
«Voleva stare al Como». Parola di Pablo Paz, padre di Nico, che ha messo la parola “fine” alla telenovela di questa sessione di mercato. Da queste parti, non avevamo dubbi. Perché che l’argentino a Como si sentisse davvero in famiglia lo aveva dimostrato in più occasioni. L’ultima, quella storia su Instagram quando tutto sembrava perso, quando si parlava solo di Inter, quando non si pensava che il Como potesse arrivare a spendere 60 milioni. Lui ha voluto subito dire la sua. Con coraggio, merce rara nel calcio d’oggi.
Così a margine della sfida del Mondiale tra Argentina e Giordania, in cui Nico è stato schierato titolare, suo padre Pablo ha voluto ribadire ancora una volta le intenzioni del figlio al canale “Flashscore.com”: «Voleva fortemente giocare ancora lì, non era facile perché lo voleva al 100% anche il Real Madrid. Ma lui voleva stare ancora al Como e giocare la Champions. Potrebbe tornare di nuovo a Madrid con la recompra, ma devo dire che sono molto felice. Ci tiene davvero tanto, si sente molto amato ed è felicissimo di restare. Per il contesto, per la squadra, per l’allenatore, il progetto della società e anche per la città. Insomma, si sente completamente del Como ed è felice, è l’opzione migliore per Nico».
Testa e cuore
Proprio così, l’opzione migliore. Una scelta di testa e di cuore, su cui deve aver avuto un ruolo anche la sua famiglia, con cui Nico si è sempre confrontato per prendere le decisioni. Di testa, certo. Perché a Como non sarà uno dei tanti ma la stella della squadra, in Italia e in campo europeo. Macinerà minuti, gol, assist, giocate, in un ambiente favorevole e continuando a seguire i consigli di Fabregas, che ritiene quasi una guida spirituale. Poi c’è anche il cuore, e questo i tifosi lo hanno avvertito. Ok, vanno bene i calcoli sul minutaggio e tutto quello che volete, ma quando Nico ha preso il megafono in Piazza Cavour durante i festeggiamenti della qualificazione in Champions aveva mandato un messaggio chiaro: «Siamo solo all’inizio». E tutti in quel momento ci hanno creduto. Forse consapevoli del rischio di ricevere una delusione.
Esistono ancora le bandiere? Sono questi gli ultimi attimi di Nico a Como? In tanti se lo saranno chiesto, ma hanno voluto lasciarsi andare dentro quella magia, il sogno di vederlo ancora in campo, come se quelle parole fossero una promessa su cui era impossibile dubitare. Perché Nico è visto come un figlio di Como. Un figlio del Lario. Il ragazzino biondo apprezzato da tutti, in campo e fuori. Anche dopo gli allenamenti, quando si concede per un saluto o un selfie con i bambini presenti. E così anche nelle rare volte in cui lo abbiamo visto in tribuna.
Uomo immagine
Sì sì, voleva restare al Como. Dove forse nemmeno lui avrebbe mai immaginato di avere una crescita così netta e di raggiungere in poco tempo risultati così ambiziosi. Ora lo sforzo fatto dalla società (60 milioni non sono noccioline) dovrà essere lo sprone per continuare a essere decisivo, diventando l’uomo immagine di questo progetto che sembra sempre proiettato verso l’alto.
I tifosi lo coccoleranno. Chissà se decideranno di dedicargli una bandiera o uno striscione dopo questa scelta. Di certo, resterà impresso nel cuore e nella mente di tutti gli appassionati.
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