Un infortunio a partita. Altre 5 settimane per Kean

Pessime notizie, Moise è a Barcellona per il guaio alla tibia. Fuori ancora a lungo. Out anche Diao, Chalobah, Rodriguez, Liberali e Addai: tutti problemi muscolari

Como.

Moise Kean fuori almeno altre cinque settimane.La notizia (pessima) è arrivata ieri sera direttamente dal Como, che finora aveva fornito informazioni con il contagocce sulle condizioni dell’attaccante, dopo l’infortunio rimediato in Nazionale. Una settimana fa Fabregas aveva detto: «Potrebbe rientrare con il Torino, ma non posso garantirlo». Era pretattica, a questo punto, o forse è stata presa qualche decisione proprio in quelle ore. Perché Kean, ha scritto il club ieri in una nota, «si è sottoposto, presso l’istituto Cugat di Barcellona, a un trattamento finalizzato al pieno recupero del recente fastidio alla tibia.Il trattamento è stato eseguito con successo». Il problema, insomma, era molto serio, e riguarda proprio quella tibia che da anni tormenta il giocatore. In estate, al momento della trattativa per l’acquisto dalla Fiorentina, si era detto che il Como voleva vederci chiaro, prima di ufficializzare il colpo, e aveva preteso specifici controlli sulle condizioni della tibia. Evidentemente il guaio si è ripresentato e ora lo stop sarà ancora molto lungo: Kean si è fatto male il 2 ottobre in Francia-Italia e non sarà disponibile prima del 10 dicembre. Per il Como, dunque, si arriverà a oltre due mesi in totale senza l’attaccante e con il solo Douvikas a disposizione come punta di ruolo. «I tempi di recupero sono stimati in circa cinque settimane - scrive il Como - e saranno valutati quotidianamente in base all’evoluzione clinica». Davvero una tegola pesantissima per Fabregas, anche considerando il tour de force che attende gli azzurri tra campionato e Champions.

Un lungo elenco

E in infermeria non c’ solo Kean, sono ben sei i giocatori del Como costretti ai box. Un’autentica emergenza. L’ultimo a fermarsi è stato Jayden Addai. L’esterno del Como, entrato al 58’, ha chiesto il cambio dopo venti minuti per un problema muscolare. La stessa tipologia di infortunio che ha interessato anche tutti gli altri assenti, a eccezione di Kean.

C’è stata una sliding door ben precisa per l’infermeria azzurra: la prima sosta di questa stagione. Con la pausa Nazionali, sono iniziati i problemi. Abbiamo già detto di Kean, poi c’è stato Assane Diao, infortunatosi nell’azione del gol al Feyenoord: per lui una lesione di primo grado al flessore della coscia sinistra (rientro previsto con l’Inter o dopo la sosta). Pochi giorni dopo, durante la partita contro la Fiorentina, è toccato a Chalobah, costretto al cambio dopo neanche un quarto d’ora (anche lui recuperabile, si spera, per l’Inter). Infine, è stato il turno dei tre giovani esterni: Jesus Rodriguez, che ha accusato un problema muscolare grave nell’ultimo allenamento prima del Manchester United (rischia due mesi di stop) e poi Mattia Liberali, che si è fermato nel riscaldamento nella notte europea contro gli inglesi (nulla di grave, potrebbe esserci con il Venezia). Infine Addai, uscito contro il Torino.

Il parere dell’esperto

Che questi infortuni, come tanti altri collezionati dagli altri club di Serie A, siano arrivati dopo la sosta non può essere un caso. Quello dei tanti (o troppi) impegni era già un tema parecchio dibattuto. Una pausa Nazionali (che ha visto in casa Como 15 giocatori convocati) mai così lunga, durata tre settimane e quattro match, non ha fatto altro che incrementarlo. «Sicuramente ha avuto un’influenza importantissima perché il cambio di routine di un calciatore è un elemento di rischio – la spiegazione di Daniele Tognaccini, per 20 anni preparatore atletico di riferimento del Milan e tra i professionisti più esperti della materia –. Quando vanno in Nazionale, si allenano poco, cambiano metodologie, viaggiano tanto, usano un letto diverso, incidendo su sonno e recupero. In più, andare a giocare per il proprio paese ha un peso emotivo e mentale molto grande e anche questo pesa. Quando un calciatore rientra dalle nazionali ci sono sempre dei rischi di infortunio 3/4 volte superiori».

Un numero di impegni che continua ad aumentare e che «è arrivato al limite, ma è ancora sostenibile perché il calcio, rispetto ad altri, non è uno sport meno disturbante dal punto di vista fisico. È importante agire sull’alimentazione, un fattore chiave nel recupero dallo stress fisico. Così come il sonno». Soprattutto, in una stagione caratterizzata dalla Champions: «Più partite si fanno, meno il corpo ha la possibilità di recuperare e spesso gli infortuni muscolari si verificano quando il fisico non si è pienamente ripreso dalla partita precedente». Ma c’è una nota positiva: «Quello del Como è uno stile di gioco che non espone a un rischio alto il calciatore, perché è un calcio molto organizzato e con la squadra vicino alla palla». Di sicuro, in una stagione già impegnativa, la gestione degli infortuni sta diventando una vera e propria sfida.

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