La galleria d’arte del Calcio Como
Tour Nella ristrutturazione dei locali all’interno dello stadio, tra le suite per gli ospiti, c’è spazio per la storia. Immagini iconiche di squadra e tifo trasformate in quadri: come passeggiare tra le stanze di un museo
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Benvenuti al Louvre. Il Louvre del Calcio Como. Se vi capitasse di fare due passi nelle stanze del Sinigaglia ristrutturate a suite per gli ospiti, vi trovereste di fronte a una sorta di museo, di galleria d’arte dedicata alla storia del Como. Idea brillante e affascinante, probabilmente con l’aiuto della AI al posto di un Guttuso o un De Chirico. Appesi alle pareti, decide di quadri che riassumono la storia della squadra, momenti iconici trasformati in dipinti. Come? Affidando al computer alcune fotografie, facendole trasformare in opere d’arte, dove lineamenti e ambientazioni diventano sfumate, artefatte, perdono il realismo della fotografia ma si arricchiscono di quel fascino vintage artistico che colpisce e fa storia. Siamo al primo piano della palazzina del Sinigaglia, dove una volta c’erano gli uffici dei direttori sportivi, da Beltrami a Terraneo, da Perinetti a Gentile sino a Charlie Ludi, e poi gli uffici della amministrazione. Poi nell’era moderna, sale montaggio tv e ufficio marketing.
Ma da oltre un anno è tutto cambiato. Suwarso ha voluto trasformare tutta questa area in quello che vorrebbe vedere un turista straniero che viene in Italia, seppure a vedere una partita di calcio. Arazzi, lampadari, mobili antichi, divani Bell’Epoque. Qui ci sono le suite dove passano il tempo pre e post partita facoltosi tifosi-turisti che arrivano da ogni dove. Una famiglia americana fa avanti e indietro dall’oceano a ogni partita. Qui, a fine gara, si rifugiano Suwarso, gli stretti collaboratori e gli ospiti delle suite, per sorseggiare champagne o mangiare un boccone stellato. E se deve essere experience o immersion, che immersion sia...
Certo l’occhio del tifoso del Como può chiedersi con che logica siano state scelte le fotografie trasformate in quadro. Ma la risposta temiamo che sia un po’... casuale. Hanno deciso le immagini, quelle di cui disponeva la società, le più belle. Certo, come detto ci sono momenti iconici: Borgonovo arrampicato alla rete mentre esulta dopo aver segnato al Milan nel 1985-86, oppure l’invasione di campo dopo Como-Cosenza dell’ultima promozione in serie A.
Ma c’è anche la corsa con la Coppa Italia di serie D del 2008, quella di Ninni Corda. Altre immagini sono iconiche solo per l’occhio esperto. C’è n’è una di Adriano Lombardi a centrocampo, con la felpa con cui entrava in campo la squadra nel 1980-81 per sfoggiare lo sponsor non ancora permesso sulle maglie. Ma non tutti forse (meno che meno gli ospiti) riconoscono il fatto che si tratti di Como-Inter finita 1-0 con rete proprio di Lombardi.
Certo più difficile collocare l’immagine di Stellini che salta di testa nella disgraziata serie A 2002-03, o quella di Galia, altra stagione disastrosa, quella della A del 1981-82. Ma la storia è storia, anche nelle pagine nere, ed è un tuffo al cuore vedere trasformata in quadro la maglia con la scritta Fantic Motor. Poi c’è spazio al tifo. Un paio di immagini della bolgia Anni Novanta, gli anni di Preziosi, con i Blue fans. E non poteva mancare certo l’immagine della Fossa Lariana.
Non mancano immagini dei Como Anni Trenta, sino ad arrivare a quelle Anni Sessanta, con la pista di ciclismo in evidenza e la scritta Cademartori. In attesa di un museo del Como, sempre sognato, ma che forse potrà vedere la luce solo nell’eventuale nuovo stadio, ecco un piccolo antipasto. Diciamo che la antipatica AI questa volta possiamo dire che abbia fatto un buon lavoro. Sulle emozioni di tutti noi.
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