«I miei dieci anni da speaker del Como. Ora largo ai giovani»

L’intervista Leo Valli, storico speaker dello stadio Sinigaglia. «Mi ha voluto Foresti grazie a un amico. Ero al lavoro su una nuova intro»

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Il microfono si spegne qui. Leo Valli, 65 anni, attore, comico, imitatore e voce ufficiale di Topo Gigio, da quest’anno non sarà più lo speaker del Como al Sinigaglia. Lo ha annunciato lui stesso con un video post, anche commosso, nonostante l’impenetrabile espressione da uomo di spettacolo brillante, uno che saprebbe far sorridere anche nelle occasioni più tristi. Eppure l’occhio di Leo non era lo stesso. Tradiva l’emozione dell’addio. Forse anche per il can can che si è scatenato a questa notizia: commenti a pioggia sui social, saluti, abbracci virtuali. Perché Leo è un grande tifoso del Como e le sue urla erano autentiche. Un po’ come quelle di Balducci.

Ti abbiamo visto commosso, Leo.

Beh, si interrompe una storia lunga dieci anni. Una storia non banale che mi ha visto fare quello che sognavo, contribuire ad accendere lo stadio della mia squadra e dei tifosi, che considero quasi dei parenti. Non sai quanta gente mi ha chiamato. Forse mi rendo conto solo adesso di quanta gente mi voglia bene tra i tifosi.

Come mai lo stop?

Non è stata una mia decisione, ma voglio essere chiaro. La società si è trovata di fronte a una nuova era e ha ritenuto che ci fosse bisogno di un altro profilo. Comprensibile, i tempi cambiano. Dico una banalità: ora serve dimestichezza con la lingua inglese per gli annunci di Champions. Io ne approfitto per ringraziare il Como 1907 che mi ha fatto vivere questo sogno. Dieci anni indimenticabili, bellissimi.

Di cosa sei più orgoglioso?

Più che orgoglioso, felice di aver vissuto al microfono tutta la trasformazione incredibile dall’ultimo fallimento alla Champions League. Ho dovuto trasformarmi, andare al passo delle esigenze. Urlare certi slogan in Serie D non è come urlarli in Serie A. La frase può essere la stessa, ma l’accoglienza è diversa.

Lo stadio più bello del mondooooo.

Questo mi fa sorridere, perché sembrava una cosa buttata lì dal cuore del tifoso ma poi si è creata tutta una narrazione, una attrazione, per cui adesso nel globo questo è diventato davvero lo stadio più bello del mondo. Basta guardare le clip su youtube da parte di influencer o giornalisti che vengono qui e dicono tutti quella frase lì.

A cosa stavi lavorando?

A una nuova intro con voce femminile creata dalla AI. Per la Champions serviva qualcosa di speciale.

Come iniziò?

Grazie all’amico Alessandro Giummo che mi presentò a Diego Foresti allora dg del Como, era il 2016, era appena arrivata la notizia della amministrazione controllata. Ho iniziato in quella stagione. . Guarda dove siamo arrivati...

Il momento più bello? O più emozionante?

La pandemia. Parlare nello stadio deserto era emotivamente impattante. Mi chiedevano: ma perché lo fai? Beh, c’erano comunque degli addetti vari presenti in tribuna, e poi era come per tenere un filo condutore tra la gente e la squadra. Lì mi sono davvero accorto di quanto sia importante la presenza dei tifosi in uno stadio, quanta empatia emotiva possa portare la gente. Oltre il tifo. Un’entità, proprio. Spesso mi hanno detto che ero la voce del Como, ma la unica vera voce sono loro, i tifosi.

Da quando sei tifoso del Como?

Dal 1975, più o meno. Da quando la squadra era in ritiro a Inverigo e io portavo le boracce ai giocatori. Poi ho cominciato ad andare allo stadio e ci sono sempre andato, anche in serie D, sempre in curva.

Campioni preferiti?

Ogni stagione è stata emozionante, anche quella più banale. Certo, la cinque stagioni di A degli Anni Ottanta, le reti di Giunta, ma anche Cecconi, sono messaggi i indimenticabili. Ma sarebbe una lista troppo lunga. Anche gli anni amari ti lasciano qualcosa di indelebile. Poi arriva questa storia qui e... Da non credere.

Come sta Topo Gigio?

Bene, grazie. Stiamo facendo un musical che ha esordito a teatro ed è un spettacolo per famiglie non solo per bambini. Un bel progetto che mi ha assorbito molto.

Tornerai allo stadio?

Sono una persona trasparente, non voglio dire bugie. Ammetto che sarebbe emotivamente difficile. Non ne perderò una in tv, e quando sarò pronto mi rivedrete in curva.

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