Lipsia, chiamatelo il Como di Germania

Gli avversari. Una scalata velocissima sino alla Champions League, la politica dei giovani da lanciare. Dalla quinta Divisione, una squadra fondata nel 2009 con la vicinanza di un marchio forte come la Red Bull

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Como

In fondo, con le dovute differenze, sarà un po’ come guardarsi allo specchio. Como e Lipsia si assomigliano. Diversi i punti in comune, più di quanti se ne potrebbero trovare con le altre sette avversarie che la squadra di Fabregas affronterà nei prossimi mesi.

Giovani

Per la storia recente dei due club e, soprattutto, per le coordinate che ne guidano i progetti: volontà di anticipare il mercato, attenzione sui giovani di prospettiva, allenatori identitari, investimenti sulle strutture e, in controtendenza con le logiche che regolano questo sport, la crescita concepita come processo a lungo termine.

Il Lipsia sarà la squadra più giovane che il Como incontrerà. La Red Bull, infatti, decisa a entrare nel panorama calcistico tedesco, rilevò i diritti sportivi dell’SSV Markranstädt, società dell’area di Lipsia che giocava nella quinta divisione.

Nel 2009 viene così fondato l’RB Leipzig. E il nome è già un piccolo capolavoro di marketing: ufficialmente RB significa RasenBallsport. Ovviamente, però, rimanda in modo diretto a un altro concetto: la Red Bull. Sette gli anni impiegati dal club per passare dalla quinta divisione alla Bundesliga. Un anno in più, invece, per qualificarsi per la prima volta in Champions League (nella stagione 2019/20 arriverà addirittura in semifinale). Numeri e tempi che vi ricordano qualcuno?

Sliding door

La vera sliding door coincide con la decisione di porre nel 2012 Ralf Rangnick al centro del progetto sportivo di Lipsia e Salisburgo. Da quel momento cambia tutto. L’attuale ct dell’Austria pone e struttura linee guida precise e coerenti che guidano ogni area del progetto. Viene creata un’identità. Il Lipsia diventa una realtà riconoscibile. In campo, dove ha uno stile di gioco chiaro, che richiama la filosofia del gegenpressing: aggressione e recupero immediato, transizioni veloci, verticalità, intensità. Un’idea che delinea le strategie di allenamento e di mercato.

Da una parte nel tipo di giocatori da coltivare nel settore giovanile e negli allenatori a cui affidare la squadra. Dall’altra, nei profili da ricercare e acquistare. Il principio è chiaro: non comprare campioni, ma talenti e prospetti che lo diventeranno.

Esempi

Qualche esempio. Gvardiol e Szoboszlai, acquistati per 36 milioni e rivenduti a 90 e 70. Dani Olmo e Nkunku, arrivati per 34 e 20 milioni e ceduti a 60. Il caso più eclatante, però, è il più recente: Yan Diomande, preso a 20 milioni e passato al Real Madrid in estate per 125 più bonus.

Visione, investimento, guadagno. Un ecosistema in cui ogni variabile è in perfetto equilibrio e dialoga con le altre. Perché, come per il Como stesso, non si tratta solo di avere tanti soldi, ma di capire in che direzione e come utilizzarli e quali idee porre alla base del percorso.

Un’ultima nota: a Lipsia il progetto è un cammino costruito nel tempo, perché nulla arriva nell’immediato. E nessun singolo sarà mai più importante di quel progetto. E intanto, è arrivata la scalata n Europa e ancora la voglia di stupire tutti.

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