Milla e una notte (di calcio): «Amo alla follia questo sport»

Focus Il centrocampista: «Cesc parla quattro lingue nello stesso discorso». «Solo acqua filtrata e vado a letto presto. Como bella e meno cara di Milano»

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Como

Luis Milla è uno dei nuovi acquisti che ha impressionato di più i tifosi del Como. Il perché è ben presto comprensibile ed è dovuto a due ragioni tra loro legate. Da una parte era forse il meno atteso e “famoso” tra i vari Kean, Liberali, Chalobah, Couto. Dall’altra, per il rendimento, alto fin dalla prima partita. Intelligente, pulito, ordinato: Cesc ci ha visto lungo anche questa volta.

In questi giorni liberi lasciati da Fabregas alla squadra, il centrocampista è tornato nella sua Madrid. Un giro insieme ai suoi amatissimi cani, un saluto ai genitori e alla sorella e una lunga intervista a El Partidazo de Cope. Un’opportunità per tracciare un primo bilancio sulla sua prima esperienza italiana: «L’inizio di stagione è stato spettacolare. Penso che alla gente piaccia molto il nostro gioco. Penso che sia stato un avvio buono, nonostante la sconfitta nell’ultima partita. Ora ci aspetta un periodo molto impegnativo con match ogni tre giorni». Dopo poche settimane è stato scelto come quarto capitano: «Sono il terzo più vecchio della squadra». Esperienza e maturità per il Como.

Le quattro lingue di Fabregas

Un cambiamento quasi radicale per Luis. E no, non tanto per aver lasciato la sua Spagna o aver conosciuto un nuovo campionato, bensì per l’allenatore e lo stile di gioco. Dal Getafe di José Bordalás, tecnico che predilige un approccio difensivista, al Como di Cesc Fabregas, cultore del gioco offensivo e propositivo: «Sono sicuramente molto differenti tra loro. Ma ciò che dico sempre è che l’aspetto più importante è che l’allenatore sappia farti capire e convincerti delle sue idee». E questo Fabregas sa farlo bene: «Già prima di conoscerlo, vedendo la sua squadra notavo la sua bravura nel trasmettere la sua filosofia ai giocatori. Quando mi ha chiamato, mi ha convinto subito. Ti fa comprendere in fretta la sua mentalità e i suoi obiettivi». Saper comunicare. Saperlo fare in più lingue: «Cesc sa parlare perfettamente in spagnolo, italiano, inglese e francese. È incredibile. In uno stesso discorso passa da una lingua all’altra in pochi secondi in base al giocatore a cui deve spiegare quel concetto». Un’ultima differenza col passato: «Cesc non è solito pesarci. Con Bordalás era frequente. Io avevo il problema opposto dei miei compagni: non riuscivo a mettere peso. Per questo prima di pesarmi bevevo sempre molta acqua. Anche se poi durante le riunioni tecniche dovevo sempre andare in bagno...».

La collezione di maglie

Al grande calcio è arrivato tardi. A 25 anni il debutto in Liga, a 31 quello in Champions League. Ne manca uno: «Nella chiamata della Nazionale ci spero sempre. Credo che sia ancora possibile». Tanto dipenderà dal rendimento suo, del Como e dei suoi giovani compagni: «Quando vedo giocare Nico e gli altri ragazzi con quella naturalezza, mi brillano gli occhi. Sono davvero forti».

In Italia potrà arricchire, inoltre, la sua collezione di maglie: «Ne ho parecchie. Le più preziose? Sono tante. Per esempio ho quelle di Modric, Pique, Kroos». Anche se le più speciali sono altre, incorniciate sulla parete: «Quella della prima in Liga, dell’esordio in Europa League e ora ho portato quella della sfida contro il Lipsia con il patch dedicato ai debuttanti in Champions». Una maglia indossata al Sinigaglia, davanti ai suoi nuovi tifosi: «Si respira un’atmosfera meravigliosa. E anche la città è molto bella». Anche molto costosa? «Non particolarmente. Io abito in periferia, pago 5mila euro di affitto. A Milano i prezzi sono molto più alti, anche più di Madrid».

Non solo calcio

Milla è diverso dai suoi colleghi. Lo è per interessi, passioni, modo di vivere: «Sono follemente innamorato del calcio. Guardo sempre le partite. Cerco di capire le squadre, come giocano, cosa cercano. Ormai tanti calciatori si fidano unicamente delle loro qualità, non ricercano la comprensione del gioco. Io sì». Anche perché in futuro «mi piacerebbe fare l’allenatore».

E poi la cura del corpo. Indossa gli occhiali con lenti rosse che filtrano la luce, come l’amico Llorente. È attento all’acqua che beve: «Deve essere filtrata. La plastica delle bottigliette non va bene». E il sonno: «Penso che il nostro corpo sia fatto per alzarsi e addormentarsi presto». Con un’unica eccezione: «Quando ci sono delle partite da guardare».

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