Mou come Fabregas. La docuserie Netflix
ricorda il Como
Storie. Le analogie tra il Chelsea di Mou e i lariani. Proprietà ricca e una chiara identità di gioco. Così Cesc sogna di non essere più da “zero tituli”
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Avete visto la docu-serie su Mourinho? Tre episodi da un’ora ciascuno, su Netflix, in cui viene raccontata la parabola dell’allenatore portoghese, tra i più vincenti di sempre con un palmares che conta ben 26 trofei ufficiali. Vent’anni di carriera dello “Special One”, dalle prime vittorie nel 2003 fino ai successi più recenti del 2022, in cui vengono svelate tattiche, ossessioni e retroscena delle sue esperienze nei club più prestigiosi.
Ma questo con il Como che c’entra? C’entra. Qualcuno infatti si sarà accorto, guardando il documentario, di una curiosa analogia tra il club lariano e una delle squadre allenate da Mourinho durante la sua ascesa in panchina. Stiamo parlando del Chelsea della stagione 2004-05: un mix di grandi investimenti, progettazione, ambizione e soprattutto risultati. Ci siamo divertiti a trovare i punti di contatto tra quella realtà e il Como di oggi: vediamoli.
Il nuovo proprietario
Il primo aspetto di cui tener conto riguarda senza dubbio la proprietà. L’arrivo di Roman Abramovič nel mondo del calcio ormai più di vent’anni fa cambiò completamente gli assetti nel mondo del pallone. Prima del suo arrivo, i club di proprietà straniera erano rarissimi. I suoi investimenti per oltre 170 milioni hanno inaugurato l’era dei proprietari miliardari nel calcio moderno. Gli Hartono fanno sicuramente parte di questa categoria, e il loro arrivo così impattante in Italia, con investimenti importanti accompagnati dai risultati, ricorda molto quando successo in passato con i Blues.
La guida tecnica
I soldi non bastano. Per ottenere grandi traguardi occorre una guida tecnica che oltre a essere capace di allenare, sia anche credibile a tutto il gruppo. Il Chelsea di allora puntò proprio su José Mourinho, che aveva appena vinto la Champions League con il Porto e con le sue dichiarazioni cambiò completamente la comunicazione nel mondo del calcio. Sulla stessa scia d’onda ha ragionato il Como quando ha scelto di esonerare Longo per affidare la prima squadra a Fabregas. Cesc, in quel momento, era una figura credibile, con una carriera da assoluto campione sul campo, dunque adatto per svoltare e provare a fare qualcosa di storico.
Può essere paragonato a Mourinho? In qualche modo sì. E non solo perché Fabregas nell’ultima conferenza stampa ha pronunciato la celebre frase “zero tituli”. C’è di più, nel senso che entrambi spesso vengono tacciati di essere arroganti e prediligono una comunicazione sempre diretta, per certi versi “leziosa”, ma fondamentale per riuscire a costruire un rapporto che vada oltre il campo con i propri giocatori. Tutti i calciatori del Chelsea, si evince dal documentario, lottavano con il fuoco negli occhi per Mou, e così anche i giocatori del Como oggi con Cesc alla guida.
Le ambizioni
“Vincere, vincere, vincere, con il nostro metodo”. Lo slogan tanto ripetuto da Mourinho nella serie Netflix è lo stesso che caratterizza il Como attuale. La volontà cioè di creare un’identità riconoscibile per arrivare al massimo risultato. Mourinho ci è riuscito grazie a una filosofia prettamente difensivista, caratterizzata dal forte agonismo. Il Como punta invece su un gioco più proiettato all’attacco e meno speculativo. Ma l’idea di fondo rimane quella di costruire una base che consenta di essere “diversi” da tutti gli altri. E soprattutto vincenti.
I risultati
Ma per passare alla storia le intenzioni non bastano, occorrono i risultati. E così il Chelsea guidato da Mou, con metodi che sembrano molto simili a quelli del Como attuale, è riuscito a vincere due campionati inglesi consecutivi (2004-2005 e 2005-2006), una FA Cup e due Coppe di Lega. Con le dovute differenze, negli ultimi tre anni il Como ha ottenuto la promozione in Serie A e dopo due stagioni la storica qualificazione in Champions League, che da queste parti vale a tutti gli effetti come un trofeo. E chissà se nel recente futuro anche Fabregas riuscirà ad alzare una coppa da allenatore. Seguendo anche gli insegnamenti di Mourinho, suo allenatore tra il 2014 e il 2015 con cui ha vinto anche la Premier, le probabilità sono alte. E la frase “zero tituli” diventerà solo un lontano ricordo.
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