Ragazzi, senza paura. «Partita come le altre, restiamo sereni»

L’intervista. Cesc Fabregas: «Capisco l’emozione, ma siamo professionisti. La Champions diventi normalità». «Formazione? Gioca chi è più forte al momento, senza guardare al passato: questo è l’unico modo per crescere»

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Como

Che sarebbe stato particolare c’era da aspettarselo. Ma fidatevi, vedere entrare nella nuova sala stampa Fabregas e Da Cunha, vederli sedersi davanti a quel cartellone blu con scritto “Champions League” ha fatto un certo effetto. Cesc già dalle espressioni è apparso sereno ma comunque determinato.

Prima di qualsiasi domanda, ha voluto mandare un messaggio a Roberta Picchi, la calciatrice della squadra femminile che sta affrontando un periodo difficile a causa di un problema di salute: «Voglio innanzitutto rivolgere un pensiero a Roberta e dirle di non mollare. Siamo una famiglia e tutti siamo con lei in questo momento difficile».

La partita

Poi i primi commenti sulla partita. E qui Fabregas è stato fin da subito categorico, sottolineando che sì, sarà la prima del Como in Champions e l’entusiasmo è naturale, ma la sua squadra dovrà presto imparare a considerare queste serate la normalità: «Per me è una partita uguale a tutte le altre, perché non cambia la voglia di voler fare bene. Capisco l’emozione di tutti, anche del club per questa occasione storica. Ma siamo professionisti, è una partita di calcio e la affrontiamo con serenità. Dobbiamo abituarci a queste sfide, devono diventare la normalità. Godiamoci il momento per imparare e farci vedere anche nel contesto europeo. Ho tanta fiducia e vogliamo fare bene fin da subito».

Scelte di formazione

Ma che formazione sceglierà Fabregas? Punterà su chi ha già esperienza in campo internazionale oppure non baderà a questo aspetto? A esplicita domanda Cesc ha detto: «Cosa vuol dire esperienza? C’è chi ha già giocato 100 partite in Champions e sbaglia. Sceglierò cercando di capire chi ha le caratteristiche per avvicinarci alla vittoria, semplicemente questo. Non farò scelte di riconoscenza, basandomi su quanto un giocatore ha dato in passato per la squadra».

«Nel calcio, per come la vedo, tutti dobbiamo meritarci ogni giorno di essere protagonisti. L’impresa fatta quattro mesi fa è il passato, giocherà chi merita e si dimostra più forte in questo momento. Questo è l’unico modo per crescere e non rimanere mediocre. Ormai siamo a un livello dove due minuti prima di fare la riunione tecnica posso scegliere ancora chi può giocare e chi no. Non preparerò discorsi particolari, mi farò trasportare dal momento».

Identità europea

Per il Como l’Europa rappresenterà una novità anche in termini meramente tattici. Stasera infatti capiremo se il gioco di Fabregas può funzionare anche a livello internazionale, dove le squadre generalmente tendono a essere meno difensive rispetto all’Italia: «Possiamo solo avere un’idea di quello che troveremo in Europa, perché ci ho giocato, perché guardo le partite, perché parlo con gli allenatori. Però noi abbiamo un’identità che in ogni caso non dobbiamo perdere, poi succeda quello che succeda. Ai giocatori poi sta la capacità di capire i momenti. Intendere il calcio non vuol dire essere un robot ma anche adattarsi. Il mio sogno è avere una squadra con identità ogni partita, tenendo conto dei dettagli che cambiano di volta in volta ovviamente».

Gli avversari

Ed ecco il parere sugli avversari, già abituati a giocare la Champions, guidati da un allenatore brillante come Demichelis: «Il Lipsia è una squadra grandissima e lo hanno dimostrato con la cultura che sono riusciti a creare, iniziando un percorso da zero 15 anni fa. Da lì si possono prendere tante idee. Un team con professionisti top e idee chiare su quello che vogliono fare. Mi aspetto una gara divertente».

«Con Demichelis ci siamo sfidati in Premier quando lui era al City, grande persona e allenatore che merita questa opportunità. Mi piace quello che vedo, propone un gioco di posizione piacevole con attenzione al dettaglio e movimenti specifici. Squadra bella da analizzare quindi complimenti a lui».

Esperienza da calciatore

Infine una considerazione sull’esperienza in Champions di Cesc da calciatore. Potrà essere d’aiuto? «Vi ricordo che la Champions è uno dei pochi trofei che non ho mai vinto (ride ndr). Non credo che aiuti, mi fa solo capire che la vita va molto veloce. Nemmeno ricordo l’ultima partita che ho giocato in Champions. Di sicuro c’è tanta qualità e se sbagli un passaggio ti possono ammazzare. Se mi piace il nuovo format rispetto a quello di quando giocavo? Direi di sì, ci sono più partite. Infatti ora vi ringrazio ma devo andare, c’è Barcellona-Feyenoord».

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