Roma, lo famo strano. I gol di Gabrielloni e Carlos, ma non solo
IL FILM Arriva una partita che nelle ultime due edizioni ha regalato episodi singolari e indimenticabili. Anche in passato mai banale, da Falcao e Corneliusson, dalla neve al più bel gol di Pruzzo (lo ha detto lui)
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como
Non sarà un romanzo, non sarà un best seller, nemmeno un filmone, ma Como-Roma ci ha regalato delle belle perle. Una storia ricca di episodi non banali, verrebbe da dire strani, se non fosse che il calcio è strano di default. Però è la Roma, e dunque, beh, è facile: come diceva Verdone alla Gerini in “Viaggi di nozze”, lo famo strano! Pronti per la macchina del tempo? Via.
1980-81
Prima giornata di campionato, dunque esordio degli stranieri in Italia dopo la riapertura delle frontiere. A Como debutta forse il più atteso di tutti. Paulo Roberto Falcao. Ok, vince la Roma 1-0 con autorete di Volpi, ma noi preferiamo riportare il commento di Renzo Gobbo, cioè il giocatore del Como che doveva marcare il brasiliano: «Per me Falcao vale un altro. E’ un buon giocatore ma è mancato dal punto di vista atletico. E’ uno che parla molto, ma soprattutto nella ripresa è mancato». Strano.
1981-82
Roberto Pruzzo ha segnato in carriera 163 gol. Sapete qual è stato il più bello? Quello segnato a Como-Roma (0-1) del 1981-82. Non lo diciamo noi, lo ha detto lui quando era qui a fare il ds sette anni fa,e durante un allenamento guardava lontano, la porta verso la Curva Est: «Lì ho segnato il gol più bello». Recuperò palla sulla fascia sinistra, palla al piede andò sino alla linea di fondo, rientrò sbilanciando Soldà con una finta, ed entrando nell’area piccola fulminò Giuliani con un tiro all’incrocio, alzando il pallone, che qualcuno ribattezzò «da Paul Newman nel film Lo Spaccone», sì insomma una carambola da biliardo. E quando mai Pruzzo ha segnato un gol così? Strano.
1984-85
Sabato 26 gennaio 1985 veniva giù una neve che sembrava di stare in Siberia. Per questo motivo a metà pomeriggio dirigenti di Como e Roma (presidente giallorosso Viola compreso) fecero un sopralluogo al Sinigaglia. Totalmente coperto di neve. Non si gioca? Fatto sta che verso le 18, già nel buio dell’inverno, si sparse la voce che la società cercava volontari per spalare. E si creò la magìa: sotto i riflettori accesi dalle 19 alle 2 di notte, decine, forse centinaia, di tifosi azzurri a spalare, chi gli spalti chi il campo. Apecar che portavano fuori la neve a cumuli sgommando sui teloni sotto la coltre. Vittoria dei tifosi. La partita il giorno dopo si giocò. Ma fu una gara orribile, in una patetica fanghiglia. «Se lo sapevo, non spalavo», disse un tifoso nauseato dalla noia della partita. Però fu annullato un gol regolare a Corneliusson. Weekend strano.
1985-86
La cosa più strana (del mondo) era successa la domenica prima: la Roma capolista a 180’ dalla fine del campionato aveva perso in casa 3-2 con il retrocesso Lecce facendosi sorpassare dalla Juventus in vetta. Gli ultimi 90’ erano segnati, la Roma venne a Como ben sapendo che la Juve non avrebbe mai perso (proprio) a Lecce. «Gheddafi bombarda Torino» era uno striscione gigante in curva della Roma, tanto per dire il clima. Comunque vinse il Como, 1-0, con gol di Corneliusson. Strano.
2002-2003
Strano anche questo. Il Como che non vinceva mai (solo quattro vittorie), una delle quattro partite la conquistò in campo neutro, a Piacenza, contro la Roma, forse nella prestazione più autoritaria del campionato. Due a zero, gol di Benny Carbone e Music. Forse l’ultima sera in cui qualcuno credeva ancora alla salvezza.
2024-25
Il più strano di tutti. Stranissimo, anzi. Il Como vince con due gol dopo il 90’, 93’ e 97’. Il primo lo segna Alessandro Gabrielloni, che con questa rete si issa tra le leggende che hanno segnato dalla D alla A con la maglia della stessa squadra. Forse potremmo concludere che fu questo gol (tra l’altro bello, di precisione, tocco di esterno sotto porta) a convincere la società a dedicargli una statua in marmo che ancora campeggia al Sinigaglia. Ti rendi conto? Cosa c’è di più strano?
2025-26
Strano vedere Diego Carlos segnare un gol. L’unico segnato con la maglia del Como. Una zampata micidiale, frutto di tempismo e volontà, che ha dato la vittoria al Como lo scorso anno. Uno stadio esploso di gioia come non mai, una rimonta dopo la rete di Malen che aveva fatto stappare il tappo del Sinigaglia diventato bottiglia di Champagne. E infatti quando è tornato da avversario, la curva ha gridato «Diego Diego». Appunto, strano anche questo...
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