Sì, qui anche i senatori sono giovani
Focus Il Como ha un’età media bassa e non c’è più il carisma di Sergi, Moreno, Vojvoda. Le certezze Da Cunha e Milla. Ora maggiori responsabilità a Paz, Perrone e Ramon: l’esempio è proprio Fabregas, capitano dell’Arsenal a 21 anni
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Segnatevi queste tre date. La prima: 4 maggio 1987, la data di nascita di Cesc Fabregas. La seconda: 23 ottobre 2003, giorno del suo debutto con la maglia dell’Arsenal. La terza: 24 novembre 2008, inizio della sua era da capitano dei Gunners. Ora fate il calcolo. Sorprendenti? Sì, ma non se si parla dello spagnolo. Il suo esordio con il club inglese è arrivato a 16 anni. La fascia l’ha indossata a 21 anni. E, se vogliamo, possiamo estendere questo fil rouge anche alla sua seconda carriera, quella da allenatore. A 36 anni, seppur affiancato da Osian Roberts, ha iniziato la sua avventura sulla panchina del Como. Tre stagioni dopo, vivrà una stagione storica con la prima storica Champions League del club.
Lo spagnolo è un leader. E nel tempo l’ha ripetuto spesso. Vuole giocatori che rispecchino quella mentalità che gli ha permesso di essere pronto prima degli altri, nonostante l’età anagrafica raccontasse altro. Calciatori disposti al sacrificio, animati dal coraggio, predisposti al bel calcio. Ora, però, c’è bisogno di altro. Cesc ha bisogno di altro. I suoi uomini devono essere la sua immagine anche e soprattutto nel carattere e nella personalità: «Sono contento di questo, i miei ragazzi sono giovani, ma sanno che dovranno assumersi questa responsabilità».
Questa stagione permetterà, forse, di comprendere chi è pronto per i grandi palcoscenici. E tanto, se non tutto, passerà, appunto, dalla personalità.
Gli anni non contano
Scorriamo la rosa: i senatori e i giocatori di esperienza sono ormai assenti. In estate hanno salutato Sergi Roberto, Alberto Moreno, Vojvoda. Morata farà lo stesso. E, prima di loro, giocatori come Cutrone, Strefezza, Reina, Iovine. Tutti calciatori che erano riferimenti e certezze nello spogliatoio.
Ecco perché, oltre che per la Champions o per lo status raggiunto dall’universo lariano, questa sarà una stagione diversa. E si sa, i cambiamenti richiedono ed espongono sempre a delle sfide. Alcuni giocatori dovranno dimostrare di voler e poter fare un salto di qualità anche in termini di leadership, diventando i capitani di questo Como. Fabregas se lo aspetta. È vero, l’esperienza fa. Come è vero che l’età media è di 26 anni (e dopo le cessioni scenderà ancora). Come dimostra Cesc, però, l’essere guide per i compagni è qualcosa che può prescindere dalla data di nascita.
Da Nico a Chalobah
Ma quindi, chi potrebbero essere i nuovi leader di Cesc?
Uno è Nico Paz. Per talento, per conoscenza dell’ambiente, per l’amore con la città, per la centralità nel progetto. E in estate sono arrivati già i primi segnali, con la sua presenza fisica e simbolica sul pullman scoperto per la qualificazione in Champions, la ferma volontà con cui ha espresso il suo desiderio di restare.
Ci sono poi i centrocampisti. Per un Sergi Roberto che è andato, un Luis Milla che è arrivato. Capitan Lucas Da Cunha e Máximo Perrone. Per l’argentino vale un po’ lo stesso discorso fatto con Nico. Per carisma, sicurezza nel guidare la squadra, nel linguaggio del corpo è pronto per essere leader.
Così come sono da leader la sfrontatezza e la matura incoscienza di Jacobo Ramón, che dopo poche settimane era già padrone della difesa. E quest’anno avrà al suo fianco uno di quei giocatori che per background e storia vengono acquistati non solo per il loro valore calcistico, ma anche umano: Trevoh Chalobah.
Insomma, tra il fascino dei prestigiosi stadi d’Europa e il calore del Sinigaglia, il Como vuole scoprirsi adulto. Perché sì, a volte l’età è davvero solo un numero. Fabregas insegna.
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