Tasos, il dio greco che fa sempre gol (e non parla mai)
Protagonisti La punta stupisce ancora: 8 reti in stagione. E segna da 4 gare consecutive, Champions compresa. Tempismo e freddezza in area di rigore, è una certezza
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Qualità rara, il silenzio. Un valore celebrato nella filosofia dell’antica Grecia. E non inteso come assenza di parola, ma come una forma di disciplina, ascolto e autocontrollo.
Un valore tramandato nel tempo. Nella tradizione e nei libri di storia. Quei libri che tanto amava leggere Tasos Douvikas, curioso verso quella conoscenza che tanto aveva fatto brillare la sua terra. E quei principi, sembra averli fatti propri da tempo nella loro forma più pura.
Perché la sua crescita si può raccontare nel solco tracciato dalla calma, dal silenzio e dal lavoro. L’unione tra la ragione e il pensiero ateniesi e l’animo combattente spartano. Pochi lo conoscevano al suo arrivo, ora chiunque qui a Como lo ama.
Crescita continua
Durante l’estate, l’idea era più o meno comune a tutti: per una stagione costellata da impegni e dalla musichetta della Champions League, servirà l’arrivo di un grande attaccante. Quasi a volersi dimenticare di quel greco che nell’impresa dello scorso anno aveva guidato il reparto offensivo del Como. E lui non è cambiato, è rimasto lo stesso. Un obiettivo davanti a sé: crescere. Come quando, appena arrivato, fermava Fabregas a fine allenamento per chiedergli cosa migliorare. Perché con lui avrebbe dovuto raggiungere la versione migliore di se stesso. E quella versione, in queste settimane, sembra in continua evoluzione. Quando sembra arrivata al suo massimo stato, Tasos stupisce tutti con nuove grandi prestazioni. E gol, tanti gol.
I numeri non possono spiegare tutto, ma a volte possono raccontare molto. E per descrivere la crescita di Douvikas iniziamo proprio dai numeri e dalla sfida contro il Sassuolo. Il primo tempo finisce 0-0. Partita bloccata. Al 49’ la sblocca lui. Tempo di esultare e ci si accorge di una statistica incredibile. Ma neanche il tempo di aggiornarla ed ecco il secondo gol. Una rete fotocopia. Entrambe su cross dalla sinistra. Entrambe da bomber puro. E menomale che per qualcuno non era un vero centravanti. Ma torniamo lì, al 2-0. Lo stadio grida il suo nome. «Tasos», «Dou-vi-kas». Per i tifosi è ormai un’abitudine. Feyenoord, Fiorentina, United e Sassuolo: il greco va a segno da quattro partite consecutive. Quattro partite, cinque gol. Otto, tra campionato e Champions fin qui. Nove, se vogliamo aggiungere anche quello in Nazionale. Numeri incredibili.
Grande intesa con Cesc
Come incredibile è il suo viaggio, guidato dalla scoperta del mondo (calcistico). Il calcio lo conosce presto. Ha cinque anni quando inizia a giocare. Il padre, ex calciatore professionista, e lo zio lo seguono con allenamenti supplementari sulla tecnica e sulla preparazione atletica. Lui, intanto, studia i filmati di Ronaldo. Il brasiliano. Il Fenomeno. Ne ama i dribbling e, soprattutto, la finalizzazione. Chissà che non li abbia riguardati anche in queste ultime settimane.
Quel bambino poi diventa grande. Prima in patria con l’Asteras Tripolis e il Volos, poi all’estero. Ed eccola, la scoperta del mondo. I Paesi Bassi con l’Utrecht, la Spagna con il Celta Vigo e l’Italia con il Como. Sul Lago ha raccolto tutti gli insegnamenti delle esperienze passate. Li ha esaltate, con le idee di un altro maestro: Fàbregas. Il maestro e quel ragazzo greco «fissato per il calcio». Un rapporto speciale tra loro. L’abbraccio a fine partita davanti alla curva lo riassume. E poi tutti a festeggiare. Con la dovuta calma, naturalmente. Perché in un mondo come quello del calcio fatto di superstar e clamore, un antieroe silenzioso è un lusso da tutelare.
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