Tifo, sfida europea. Prima volta nella storia per i colori azzurri

DIBATTITO - Nell’ambito della festa della Curva ad Albate c’è stato un incontro dedicato ai viaggi oltre confine. Modalità e regole, ma anche la problematica di tifoserie che verranno a Como arrivando il giorno prima del match

Lettura 2 min.

como

La Champions League non cambierà soltanto il calendario del Como. Cambierà anche l’orizzonte dei suoi tifosi. Non più soltanto trasferte in Italia, ma viaggi internazionali, stadi nuovi, città diverse, regole da conoscere e un’identità da rappresentare fuori dai confini nazionali.

Di questo si è parlato nel dibattito inaugurale della festa della Curva Como, dedicato proprio al tema delle trasferte europee. Sul palco è intervenuto Simone Meloni, giornalista e scrittore di Sportpeople, testata che da anni racconta il mondo delle curve, del tifo popolare e delle trasferte.

La serata si è aperta dal ricordo del 24 maggio 2026, la data che ha consegnato il Como all’Europa e alla Champions League. Un traguardo che fino a pochi anni fa era impensabile e che ora apre una fase nuova non solo per la squadra, ma anche per la tifoseria.

«L’esordio nel principale torneo calcistico europeo è un gradino in più da salire, un ulteriore svezzamento in qualità di tifosi», ha spiegato Meloni. Il concetto centrale del dibattito è stato proprio questo: una trasferta europea non è semplicemente una trasferta più lunga. È un’esperienza diversa, che richiede organizzazione, conoscenza e consapevolezza.

Secondo Meloni, le tifoserie italiane all’estero godono ancora di una considerazione particolare: «Gli italiani sono visti come quelli che hanno inventato il tifo organizzato in Europa, come i maestri». Una reputazione che porta rispetto e curiosità, ma anche attenzione da parte delle autorità locali. Il Como, quindi, arriverà nelle città europee come una novità, ma anche come una tifoseria italiana con una propria identità.

Meloni ha riconosciuto alla piazza lariana un percorso significativo: «Avete una tradizione e un’identità importante. Siete a mezz’ora da Milano e da due colossi del calcio italiano ed europeo, ma avete mantenuto anche nei momenti più bui una dignità e un attaccamento alla squadra e alla città».

Molto concreta la parte dedicata all’organizzazione. Sorteggi, biglietti, voli, hotel, documenti, meeting point, spostamenti e comunicazioni ufficiali saranno elementi decisivi. «Bisogna muoversi in anticipo», ha sottolineato Meloni, ricordando che dopo i sorteggi i prezzi dei voli tendono a salire rapidamente e che spesso diventa necessario valutare aeroporti alternativi o soluzioni collettive.

Il tema economico è uno degli aspetti più sensibili. Le trasferte europee potranno essere affascinanti, ma anche costose e impegnative. «Il calcio sta diventando uno sport per ricchi, è inutile girarci attorno», ha detto Meloni, evidenziando come viaggi di questo tipo richiedano soldi, tempo, giorni di lavoro e sacrifici familiari. Da qui anche una riflessione sul rischio che l’Europa possa assorbire energie e risorse, riducendo in parte la presenza nelle trasferte di campionato.

Altro punto centrale: le differenze tra Paesi. L’Europa del tifo non è uniforme. Cambiano le città, le mentalità, le modalità di gestione dell’ordine pubblico, il rapporto con le autorità e le abitudini delle tifoserie locali. Meloni ha distinto diverse aree, dal mondo balcanico all’Est europeo, fino all’area germanofona, indicando Germania, Austria e Svizzera come contesti generalmente più organizzati e improntati al dialogo. E poi l’Europa centrale.

È stato affrontato anche il tema dell’arrivo a Como delle tifoserie straniere. Una questione che riguarda non solo lo stadio, ma l’intera città. Como è una realtà turistica, con spazi contenuti e uno stadio vicino al centro e al lago: elementi che renderanno necessaria un’attenzione particolare nella gestione di eventuali gruppi numerosi provenienti dall’estero, anche in sovrannumero.

Tra gli strumenti utili è stato citato lo Slo, il Supporter Liaison Officer, figura di collegamento tra società, tifosi e autorità. «È importante, se non fondamentale», ha osservato Meloni, sottolineando come una comunicazione chiara possa prevenire molti problemi.

Con prudenza è stato toccato anche il tema delle limitazioni personali e dei provvedimenti come il Daspo. Il messaggio emerso è stato quello della responsabilità: ogni situazione va verificata con precisione, senza affidarsi a interpretazioni informali o al sentito dire.

La serata ha consegnato soprattutto un’idea: l’Europa sarà una grande occasione, ma andrà vissuta con preparazione. Per il Como non si tratterà di imitare tifoserie più grandi, ma di portare fuori dall’Italia la propria storia, la propria identità e il proprio modo di vivere il calcio.

Come è stato ricordato in chiusura, l’Europa è un premio. Ma per una curva e i suoi tifosi sarà anche un esame.

© RIPRODUZIONE RISERVATA