Tutti in piedi per Cesc-Nico. Il bandierone Champions sventolato dai tifosi storici

Colore Scelti alcuni vecchi abbonati per agitare il simbolo a inizio gara. Nel finale uno stadio in delirio, undicimila tutti in piedi per l’emozione

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Como

Una serata storica. Tutto sa di leggenda. Mai la Como calcistica era stata così al centro del mondo, dodici tv collegate per le dirette in vari paesi, collegamenti in diretta da ovunque, dalle piazze, da fuori lo stadio, dai battelli. Può darsi che oggi, nella hit delle leggende, tifosi di altri paesi abbiano scalato la classifica nel modo di tifare e di avvicinarsi all’evento, ma il fascino dei tifosi inglesi, che tu li ami o che tu li odi, è sempre quello. Lo stesso. Sa di storia. Il calcio lo hanno inventato loro, anche gli ultras. Non ci sono gruppi organizzati che circolano in corteo.

C’è uno sciame di tifosi che occupano tutto quello che abbia le sembianze di un bar. Seduti ai tavolini di Piazza Volta,di Piazza Duomo, di Piazza Cavour. Età media alta, corporatura possente, spesso pantaloni corti, capelli rasati, vestiti scuri, sorseggiano birra in continuazione come vecchi orsi che ne hanno viste tante e guardano le gazzelle che passano con sufficienza. A inizio pomeriggio Piazza Volta diventa succursale della tifoseria: è il loro modo di farsi vedere, di mostrarsi, di muoversi: appendono bandiere e drappi alle siepi e voilà, siamo in curva del Manchester. Un gruppo intona cori per George Best, leggenda, mentre viene appesa su una impalcatura una bandiera che raffigura la squadra del 1958 vittima di un incidente aereo come il Torino.

La pioggia mette a loro agio i tifosi inglesi. C’è una fibrillazione in giro, una tale eccitazione, che pensate un po’, per una mezza giornata... sparisce il termine “maranza” dal vocabolario dei comaschi tifosi. Stadio pieno come un uovo. La sorpresa arriva alle 20.40, quando viene sventolato il mitico bandierone rotondo della Champions a centrocampo, quello con le stelle, mentre si suona l’inno della Champions. Ehi, ma quelli li conosciamo...! Sì, le persone che agitano il drappo, non sono i soliti ragazzi o gli steward, ma sono un gruppo di abbonati dai tempi della serie C scelti dal club, che come è noto, una ne fa e cento ne pensa. O forse il contrario. Allora voi pensate all’emozione di queste persone che, tanto per usare una espressione trita e ritrita e che puzza di retorica (ma retorica non è), erano a Scanzorosciate, a Trezzo d’Adda, a Inveruno., E adesso sono lì, in mezzo al prato, con la bandiera del sogno in mano che urlano a squarciagola “The Champioooooooons”, con tutto il fiato che possono, un urlo in cui chiudono gli occhi, li strizzano proprio, e rivedono le vecchie trasferte in lande desolate, in mezzo a reti da pollaio e, solo se andava bene, trovavi un bar fuori dallo stadio. Adesso sono lì. Paz-ze-sco. E si girano verso gli amici, prima di entrare allo stadio e dicono all’amico: «Ciao, guardami in tv».

Il settore dei tifosi inglesi è pieno, ma l’acqua che cade a catinelle raffredda anche loro. Per fortuna l’intensità della pioggia cala a partita in corso. Ecco le squadre: il Manchester, accidenti a lui, è in bianco. Che bello sarebbe stato i blu contro i rossi. Ma ogni volta c’è qualche invenzione. In tribuna i vip fioccano. C’è Ryan Giggs, ovviamente, ex stella del Manchester; c’è Stefano Pioli, il tecnico che è venuto a vedere per qualche giorno gli allenamenti di Fabregas a Mozzate; c’è Marco Simone, grande ex del Como, oggi a Monaco a gestire una squadra femminile; come ci sono Stefano Maccoppi ed Ezio Cavagnetto. E poi ci sono gli extra calcio: Florence Pugh (attrice famosa per Macbeth), Tom Welling, Joe e Finn Cole, tutti attori anche loro, forse con un occhio per il Manchester ma qui anche per Como Lake ecc ecc.

La partita è un bon bon, un cadeau, una perla, un’opera d’arte. La gente non crede a i suoi occhi, lo stadio tutto in piedi per Paz, per Fabregas, ovazioni da tribuna e distinti, la curva che canta. Delirio. Emozione. Mai così.

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