Video verità sulla stagione del Como: quell’intervallo decisivo
Il documento Il Como ha messo su Youtube il filmato dei discorsi di Fabregas fatti a metà di tre match decisivi. Le partite contro Verona, Parma e Cremonese. «Ammazziamoli». «Vincete per me». «Io sempre qui per sostenervi»
Lettura 2 min.Como
The show must go on. Sempre e comunque. Il Como centellina gocce di spettacolo. Video. E foto. Una squadra di formichine con macchina fotografica e videocamera in mano, gira costantemente dentro e fuori la squadra, sul campo di allenamento, nello spogliatoio, durante la partita, in hotel o nelle scorribande promozionali dei giocatori.
Ogni tanto la società apre il rubinetto e posta un contributo video. Montato splendidamente, musica, effetti sonori, tagli tambureggianti. Ritmo, ritmo, ritmo. L’ultimo capolavoro è stato pubblicato su Youtube due giorni fa. Racconta uno spaccato clamoroso della stagione. I tre discorsi di Cesc Fabregas, all’intervallo, nel mezzo delle tre partite che hanno decretato la qualificazione del Como in Champions: Verona-Como, Como-Parma, Cremonese-Como. Occhio: per i palati fini, c’è materiale cult. A Verona-Como la squadra giocò talmente male nel primo tempo, bloccata nel giorno in cui poi avrebbe conquistato l’Europa (non la Champions), che Fabregas si alzò a 3’ dalla fine del primo tempo e raggiunse lo spogliatoio in anticipo. Mai visto. Fece tre cambi, e la squadra poi vinse (gol di Douvikas). Fu inutile chiedergli, in quella occasione, in conferenza stampa post match, cosa avesse detto nello spogliatoio. Ma adesso quella curiosità è raccontata da questo video. Occhio ai particolari. Cesc arriva con una sedia in mano presa chissà dove, una di quelle con intrecci di paglia, da bar o da sala d’attesa. La piazza per terra e ci si siede con i giocatori più o meno tutti già seduti in silenzio. Passano parecchi secondi in cui non vola una mosca, guarda per terra. Poi attacca a parlare: Grave. «È la giornata peggiore da quando faccio l’allenatore. So che a volte succede; purtroppo può capitare. Sono molto triste perché non meritiamo una prestazione del genere. Ora mi prendo la responsabilità, farò tesoro di questa esperienza e cercheremo di apportare dei cambiamenti. Cercherò di darvi una mano. Ma non c’entra nulla la tattica, non c’entra nulla tutto il resto: è una questione di calcio, ragazzi. O lo vuoi davvero o non lo vuoi. - transita Morata che si siede in ritardo - Il calcio non si fa a parole. Vi avevo detto cosa sarebbe successo tra due settimane, o l’anno prossimo. Bisogna dimostrare il proprio valore oggi, proprio oggi, perché nessuno vi aspetta. Credetemi, nessuno vi aspetta. Quando andrete in un altro club, in una grande squadra... se giocate così, finirete in panchina per otto partite. L’allenatore non vi parlerà nemmeno, perché ci sarà qualcuno molto più forte di voi; e se non lo capite... beh, siete fortunati. Siete fortunati a poter dormire sonni tranquilli sapendo di avere qui un allenatore che vi capisce, vi ascolta e crede in voi. Non potete ridermi in faccia. È tutta una questione di atteggiamento. Provate a fare di testa vostra. Dovete essere arrabbiati, e dovete scaricarmi la vostra rabbia in faccia. Andate là fuori e vincete per me che sono dietro di voi. La buona notizia è che avete 50 minuti per prendervi la partita». Poi indicazioni tecniche, con la lavagna, i tre cambi (fuori Perrone, Ramon e Rodriguez e dentro Caqueret, Smolcic e Baturina al 1’ del secondo tempo), cambio di assetto. E l’applauso motivazionale.
La stesa scena nell’intervallo di Parma e di Cremona. Meno thrilling, anche se pure con il Parma c’era una partita da vincere a tutti i costi: «Voglio personalità, capacità di essere più aggressivi. Non voglio scuse, andiamo là fuori e prendiamoci la partita». Gestualità forte. Frenetica. Lapidario a Cremona: «Uccidiamoli». E così è stato.
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