«Voglio uno stadio educato e azzurro»
Il caso Le nuove regole di accesso e di comportamento al Sinigaglia hanno fatto discutere i tifosi. Suwarso ieri ha puntualizzato: «Le novità sono per avere un pubblico responsabile». Le zone d’ombra
Lettura 3 min.Como
Il nuovo regolamento di accesso al Sinigaglia, fa discutere. Le nuove regole pubblicate dal Calcio Como hanno creato dibattito, discussioni che ognuno può tranquillamente vedere sui social. E i temi che più fanno discutere sono due.
1. Il controllo e le restrizioni sulle cessioni di abbonamento, che prevederebbero provvedimenti in caso di assenza per oltre tre partite o di cessione della tessera ad altre persone di altra fede calcistica.
2. Il divieto di indossare vessilli di altre squadre che non siano il Como nei settori di tribuna e distinti.
In realtà, sul primo punto, l’interpretazione è fumosa. Perché la società ha scritto «potrebbero essere presi provvedimenti», e non «saranno presi provvedimenti», quali addirittura il ritiro dell’abbonamento o la perdita del diritto di prelazione. Molti titolari di biglietto si sono lamentati rivendicando la possibilità di invitare chicchessia. O di poter vedere il numero di partite che si vuole. Ieri il presidente Suwarso ha spiegato meglio. Ma prima di leggere le sue parole, vi anticipiamo che si tratta di una maniera di tutelarsi, di fronte alla pratica del bagarinaggio e al comportamento di chi vende il suo abbonamento per i big match a tifosi avversari per lucrare.Quanto sia diffusa questa pratica, non sappiamo, ma evidentemente, se la società è preoccupata, un motivo ci sarà.
Le parole del presidente
Su questo tema ieri Suwarso ha detto: «La richiesta di biglietti supera di gran lunga la disponibilità e, per questo motivo, ho chiesto al Club di trovare delle soluzioni affinché i biglietti per il Sinigaglia finiscano nelle mani dei veri tifosi del Como, di chi vuole essere allo stadio per sostenere la squadra. Diciamolo con sincerità. Nelle ultime stagioni ci sono state troppe occasioni in cui tifosi delle squadre avversarie hanno festeggiato all’interno dei nostri settori, mentre tifosi del Como, che avrebbero sostenuto con orgoglio la nostra squadra, non sono riusciti a trovare un biglietto. Questa non è l’atmosfera che vogliamo creare e non è giusto nei confronti di chi sostiene questo Club con passione e continuità.
Per questo motivo introdurremo alcune nuove misure, con l’obiettivo di fare del Sinigaglia la vera casa dei nostri tifosi e una fortezza per la nostra squadra.
A partire da questa stagione, gli abbonati che desiderano mantenere il diritto di prelazione sul rinnovo del proprio abbonamento non dovranno assentarsi per più di tre partite di campionato, salvo circostanze eccezionali comunicate preventivamente al Club. Naturalmente, questa regola non si applica nel caso in cui l’abbonamento venga ceduto a un familiare stretto. Lo facciamo per garantire che il Sinigaglia rimanga un luogo dove i nonni possano sentirsi tranquilli nel portare i propri nipoti, dove le famiglie possano vivere il calcio insieme e dove la passione non superi mai il limite del rispetto».
L’altro tema è più filosofico che pratico. Vietare le maglie di squadre avversarie può essere una strada pericolosa. E spieghiamo il perché. La direzione che dovrebbe prendere la società civile è quella di incentivare le situazioni in cui tifosi avversari convivano tranquillamente in uno stadio. E’ indubbio che la crescita delle barriere ha accentuato le rivalità, trasformando tifosi avversari in rivali e, poi, nemici. Se questo è naturale che succeda nelle curve, meno naturale che chi dovrebbe incentivare la promiscuità, minacci il divieto di ingresso ad altri colori.
Anche qui il caso si presta a diverse interpretazioni. Suwarso ieri non ha fatto cenno al divieto di indossare altri colori e, peraltro, in altri comunicati si era usato il termine “esibire” e non “indossare”, come se ci si riferisse a un utilizzo provocatorio dei vessilli. Tra l’altro, poi uno può anche non indossare i colori della Juve e o del Napoli, ma essere molesto comunque... Detto questo, ieri Suwarso ha spiegato meglio il fine: in uno stadio piccolo, si cerca di avere più tifosi del Como possibile. «Il nostro obiettivo non è rendere il calcio meno appassionante. La passione sarà sempre il cuore del Como 1907. Il nostro obiettivo è proteggere quell’atmosfera unica che rende speciale il Sinigaglia, fare in modo che i biglietti restino nelle mani dei veri tifosi del Como e creare un ambiente in cui ogni generazione possa sostenere il nostro club con orgoglio, in sicurezza e nel rispetto reciproco. Insieme abbiamo trasformato questo club in un tempo straordinariamente breve. Ora è nostra responsabilità proteggere ciò che abbiamo costruito, e fare in modo che il Sinigaglia rimanga, per le generazioni future, la casa dei tifosi del Como».
In sintesi, Suwarso (rimasto scottato dagli insulti a Marotta durante la sfida con l’Inter al Sinigaglia) vuole uno stadio il più possibile azzurro e il più possibile educato. Obiettivo nobile, che trova d’accordo probabilmente tutti.
Il problema è il percorso per ottenere questo e il rischio che su certi meccanismi si vada incontro a qualche buccia di banana che possa aprire il fianco a critiche.
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