Problemi e prospettive del Ministero dell’economia. Intervista ad Andrea Bordini

Il Ministero dell’economia e delle finanze è oggi una delle amministrazioni più esposte nell’attuazione del PNRR. Mai come in questo periodo la professionalità e l’abnegazione dei suoi dipendenti vengono messi a dura prova e sono enormi le responsabilità che gravano sugli uffici del Ministero. L’attività delle strutture appare pesantemente condizionata dalle difficoltà che emergono a causa di problemi vecchi e nuovi dell’amministrazione come, ad esempio, le dotazioni organiche, la formazione, la premialità, l’organizzazione del lavoro, l’efficienza e la sicurezza dei sistemi informatici. In quest’intervista Andrea Bordini, Segretario Nazionale UILPA, si sofferma su alcune delle principali criticità che il sindacato dei lavoratori del MEF è chiamato quotidianamente ad affrontare.

 

Al MEF in questo periodo è in corso la trattativa per definire l’accordo integrativo sulle famiglie professionali.   Recentemente il suo Coordinamento ha sottolineato che l’obiettivo è quello di facilitare lo sviluppo all’interno delle aree e i passaggi tra le aree. È soddisfatto di come sta procedendo il confronto?

La proposta presentata da parte dell’amministrazione è stata una buona base di partenza su cui si sta lavorando in modo intenso e continuativo e oggi stesso ci sarà un incontro tra Organizzazioni Sindacali e amministrazione per confermare i contenuti di un accordo preventivo. La nostra Organizzazione Sindacale in tutte le riunioni sta ribadendo l’importanza delle famiglie professionali che sono la configurazione del futuro delle aree professionali di ogni amministrazione centrale e in questo caso particolare del MEF.

La recente storia ci insegna che dobbiamo essere pronti a modellarci in base alle esigenze della cittadinanza, quindi delle famiglie snelle ci permetterebbero di svincolarci rispetto ad una burocrazia, voluta oggi dal legislatore e non sicuramente dai lavoratori.

E per ultimo ma non per importanza, le famiglie professionali ci permetterebbero il giusto riconoscimento professionale, con formazione e sviluppo economico.

 

Si avvicina il 31 dicembre e, con esso, la fine del regime transitorio per lo smart-working in particolare per i fragili e i genitori di figli under 14. Come sta procedendo al MEF l’attuazione delle nuove norme contrattuali sulle diverse forme di lavoro a distanza?

Siamo stati sempre il ministero a cui si sono agganciate le altre amministrazioni. Al MEF il lavoro agile esisteva anche prima della pandemia seppure per poche unità e pochi giorni al mese. L’emergenza sanitaria ci ha aiutato a svilupparlo velocemente ed è dimostrato che i risultati sono stati al di sopra degli obiettivi prefissati di quando il personale era in presenza.

L’amministrazione è propensa a garantire la continuità di questa positiva esperienza, attraverso un giusto equilibrio fra rispetto della normativa vigente, indicazioni della Funzione Pubblica ed esigenze di funzionalità interna. Tutto il personale è fornito di computer portatili di ultima generazione per il lavoro da remoto sotto qualsiasi forma.

Come Organizzazione Sindacale abbiamo fatto il nostro dovere a tutela dei lavoratori, facendo aumentare sensibilmente le giornate per lo svolgimento del lavoro a distanza. D’altronde l’attività da remoto è uno strumento di conciliazione lavoro/famiglia dove è dimostrato che a guadagnarci di più sono le amministrazioni sia in termini di efficienza ed efficacia che in termini di risparmio energetico ed inquinamento.

Nei prossimi giorni inizierà il confronto per l’applicazione del lavoro agile a partire dal 1° gennaio 2023.

 

La sua amministrazione è una delle più impegnate sul fronte dell’attuazione del PNRR. Quali sono secondo lei gli strumenti che il sindacato può mettere in campo per ottenere un riconoscimento nei confronti del personale coinvolto?

Il personale deve essere formato adeguatamente perché non possiamo permetterci di sbagliare. Le risorse legate al PNNR verranno erogate dall’Europa solo se gli obiettivi saranno raggiunti. Non investire sulla formazione del personale, quindi, è molto più grave che sbagliare investimento. Occorrono figure altamente specializzate da formare attraverso corsi specifici.

Inoltre, vi è la necessità di stabilizzare gli assunti con contratto a tempo determinato, perché tutti sappiamo che la precarietà non rende sereni nelle scelte da fare.

Quanto agli incentivi al personale, sono già previsti attraverso un decreto che individua le quote in base alla responsabilità ricoperta ed alla assiduità partecipativa.

 

In tutta la P.A. si bandiscono concorsi per nuove assunzioni, ma molti vincitori rifiutano il posto e, comunque, i nuovi arrivati spesso sono persone in età matura che, magari, provengono da altre amministrazioni. Come sta procedendo il ricambio generazionale al MEF?

Non è diverso rispetto alle altre amministrazioni, nonostante ci siano particolari indennità in base alle funzioni. Gli stipendi non sono adeguati al caro-vita, i neoassunti hanno un’età matura e quindi già con famiglie, pertanto difficilmente tendono a muoversi. Del resto, tra affitto e spese varie si fa fatica ad arrivare a fine mese soprattutto nelle città del Nord. Infatti si sta procedendo allo scorrimento di graduatorie locali per cercare di riempire i vuoti in organico nelle città con forte carenza e che da anni non si riescono a coprire.

 

Mai come in questo periodo si parla tanto di aggiornamento professionale e di formazione dei pubblici dipendenti. Dovrebbe essere un preciso dovere delle amministrazioni fare in modo che il proprio personale sia costantemente formato e aggiornato. Come stanno le cose al MEF?

La formazione professionale è garantita dalla Costituzione. Purtroppo, la carenza di risorse e la loro cattiva gestione non permette una formazione adeguata. La Scuola nazionale dell’Amministrazione eroga corsi generici e non specifici per ogni amministrazione. In più la possibilità di partecipare non viene estesa a tutto il personale potenzialmente interessato, magari in virtù delle funzioni che svolge, ma solo a coloro che vengono segnalati dalla dirigenza, peraltro con criteri che spesso non comprendiamo. Ad oggi capita che qualche collega non partecipi ai corsi per anni, mentre altri frequentano più corsi all’anno.

 

Il MEF si caratterizza per una ridondanza di ruoli e incarichi. Qual è il caso più eclatante?

Da sempre la UILPA/MEF ha denunciato quella che lei chiama ridondanza di ruoli e incarichi. Comunque, il caso più eclatante è quello relativo alla sezione informatica, dove esistono quattro dipartimenti/ispettorati che svolgono la medesima funzione. Duplicazioni di ruoli e appalti danno un unico risultato: sistemi informatici vanno a singhiozzo, per utilizzare un eufemismo.

 

A cura dell’Ufficio comunicazione UILPA

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