Lunedì 20 Dicembre 2010

Lo scambio dei doni?
Pure tra gli antichi romani

ROMA - Anche i romani compravano e si scambiavano regali di "Natale" che erano soprattutto candele, cibi e spezie, oggetti per la casa, libri, vestiti, cosmetici, piccole statuette di cera, terracotta o argilla dipinta, acquistate nei mercatini realizzati appositamente per l'occasione della festa.
I Saturnalia erano tra le più antiche e amate feste della tradizione romana e occupavano un arco di giorni compresi tra il 17 e il 23 dicembre. Si svolgeva nel periodo dedicato a Saturno che sanciva la fine del ciclo agricolo nel passaggio tra il vecchio e il nuovo anno che si chiudeva alle Kalendae Januarii (il primo gennaio) con l'inizio del nuovo anno legale.
Queste feste erano per l'antica Roma imperiale le feste del solstizio d'inverno, il 25 dicembre appunto, quando il nuovo sole risaliva all'orizzonte, dopo aver toccato il suo punto più basso. La festa del sole era diventata nel III secolo d.C. un culto importantissimo di morte e rinascita. L'imperatore Aureliano, originario della Pannonnia e figlio di una sacerdotessa del Sole, istituì a Roma il culto statale del Comes Sol Invictus, la cui festa - il Dies Natalis Sol Invicti o Natalis Solis - divenne il centro della liturgia imperiale. Il giorno cadeva alla conclusione della festa dei Saturnalia il 25 dicembre a chiusura delle feste solstiziali.
Tra gli antichi romani ci si scambiava doni nelle occasioni personali o di famiglia soprattutto per i compleanni (natalicia munus). Il tipo di doni variava secondo l'occasione e il censo e ogni tipo di oggetto poteva essere donato: dal cibo ai tessuti, dai soprammobili ai monili. Nel corso dei banchetti i padroni di casa più generosi omaggiavano ai loro ospiti piccoli doni a volte anche costosi come gesto di ospitalità. Spesso i doni venivano distribuiti organizzando una piccola lotteria. 

s.golfari

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