Nei Paesi con più fast food
aumentano gli obesi

Uno studio di un italiano dimostra la correlazione tra i Paesi che danno più licenze per fast food e l'aumento, negli stesso stati, delle persone che denunciano problemi di sovrappeso.

Predisposizione a ingrassare e stili di vita fuori controllo? Dietro l'epidemia di obesità potrebbero non esserci solo cause individuali, ma anche il numero esagerato di licenze commerciali per aprire fast food.
Lo sostiene uno studio dell'Università del Michigan, condotto dall'italiano Roberto De Vogli, sui dati di 26 Paesi che stabilisce un rapporto tra diffusione dei locali in cui si mangiano cibi pronti e i tassi di obesità fatti registrare in quelle nazioni.
In cima alla classifica gli Stati Uniti con 7,52 fast food ogni 100mila abitanti e tassi di obesità del 31,3% tra gli uomini e del 33,2% tra le donne. Risultati simili per il Canada con 7,43 locali ogni 100.000 residenti e il 23,2% di uomini obesi e il 22,9% di donne obese.
Cifre molto diverse da quelle registrate in Giappone, dove i fast food sono 0,13 per 100mila abitanti e i tassi di obesità maschili fermi al 2,9% e quelli femminili al 3,3%.
In Norvegia, che ha un rapporto fast food - popolazione pari a 0,19/100mila abitanti gli uomini obesi sono il 6,4% della popolazione totale, le donne il 5,9%.
Per De Vogli "non vi è alcun fattore biologico, genetico, psicologico o sociale che possa spiegare i tassi di obesità triplicati o quadruplicati dal 1980 a oggi".
Lo studio è pubblicato su Critical Public Health.

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