Buonanotte

L’ultimo pensiero prima di spegnere la luce. O il primo dopo averla spenta

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di Mario Schiani
Martedì 18 Aprile 2017

Altissimo gradimento

Fate largo perché sta per passare il corteo più sgangherato di sempre. Tra gli altri, riconosciamo: Max Vinella, Raimundo Navarro, Romolo Catenacci, il professor Aristogitone, Scarpantibus, lo chef Leon, il dottor Marsala, Achille (ovviamente è quello che grida “Patroclo!”), il colonnello Buttiglione/generale Damigiani, il maestro Benito Cerbottana, la Sgarrambona, Pasquale Zambuto, lo studente Verzo, il Pastore abruzzese (è quello che grida “Li pecuri!”), il ragionier Affastellati, il professor Onorato Spadone, Vinicio.

Se pensate che sia impazzito, buon per voi: vuol dire che siete giovani. Tutti gli altri avranno riconosciuto parte del colorito cast di “Alto gradimento”, trasmissione radiofonica andata in onda sulla Rai negli anni '70 che, in Italia, fece quanto, se non di più, in Inghilterra fecero sulla Bbc quei pazzi dei “Goons”. In luogo di Spike Milligan, Peter Sellers e Harry Secombe, noi schieravamo Renzo Arbore e Gianni Boncompagni (quest'ultimo morto l'altroieri all'età di 84 anni), rivoluzionari conduttori il cui ruolo era quello di tenere le briglie degli scatenati Mario Marenco e Giorgio Bracardi.

“Alto gradimento” era un'iniezione di felicità subito dopo la scuola, e anche un suffimigio di anarchia. Le onde della Rai venivano conquistate, per un'ora, da genio e demenza in parti uguali. Era l'alba dei tormentoni: “Un cerchio alla testa...”, “Perché non sei venuta? Ping!”, “Quando c'era lui”, “Chiappala, chiappala”, “Quarant'anni di insegnamento tra queste quattro mura scolastiche”. Se ad Arbore spettava, in qualche modo, di introdurre la voce della ragione, il ruolo di Boncompagni era quello del provocatore ironico e sornione. Un compito difficile che tuttavia eseguì con mirabile precisione e straordinaria brillantezza dalla prima all'ultima puntata, nel 1980. Peccato che, alla chiusura della trasmissione, evidentemente decise di lasciare il mondo dello spettacolo: di lui, infatti, dopo “Alto gradimento” non si ricorda più nulla.

di Mario Schiani

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