Buonanotte

L’ultimo pensiero prima di spegnere la luce. O il primo dopo averla spenta

(facebook.com/mario.schiani - twitter: @MarioSchiani)

di Mario Schiani
Mercoledì 19 Aprile 2017

Atlante dei libri

Sarebbe possibile ridisegnare - meglio: ridefinire - la geografia del mondo non più in virtù di monti, pianure, fiumi, laghi e oceani ma in base alla letteratura? Sarebbe consentito, per un giorno, sostituire libri alle capitali e romanzi alle Nazioni? Ne uscirebbe una mappa interessante: un libro per ogni Paese, quello per cui è più famoso, quello che meglio definisce il carattere nazionale e, soprattutto, quello che rappresenta il regalo più importante all’umanità.

Qualcuno ci ha provato e il risultato è disponibile online: un atlante in cui ai tratti geofisici di ogni Paese si sostituiscono colorate copertine di grandi classici o comunque di testi celebri.

Un lavoro che balza subito agli occhi per la sua arbitrarietà, al punto da imporsi per una caratteristica involontaria: farci pensare ai libri che non sono stati inclusi. “Grandi speranze” di Dickens, chiamato a rappresentare il Regno Unito, sarebbe un’ottima scelta se non ci trovassimo nel Paese di Shakespeare, così come i “Buddenbrook”, portabandiera della Germania, cancellano d’un colpo il contributo alla lingua tedesca portato da un certo Goethe. Ancora: è giusto ammettere che “Il conte di Montecristo” di Dumas rappresenti al meglio la Francia?

Vero è che ci sono abbinamenti più solidi: non sarà facile scalzare “Don Chisciotte” di Cervantes dal trono di Spagna, così come, nonostante la vastità e l’importanza della letteratura russa, sarebbe improbabile ridimensionare l’importanza di “Guerra e pace” di Tolstoj. Ma se la Cina sembra ben definita dal “Sogno della camera rossa”, la scelta del pur stupendo “Il cuore delle cose” di Soseki per il Giappone sembra discutibile, tenendo conto che da laggiù arriva il precocissimo “Storia di Genji” di Shikibu Murasaki. Che dire della Svizzera? Può far sorridere che le sia stato assegnato “Heidi” (anche perché vien da pensare al cartone animato e non al romanzo di Johanna Spyri): resta il fatto che per onorare il Paese di Walser e Dürrenmatt si sarebbe potuto pensare a un titolo diverso.

L’Italia, naturalmente, si porta a casa la “Divina Commedia” e c’è il caso che se la tenga stretta. A guardarlo da vicino, oggi il nostro Paese sembrerebbe meglio rappresentato da”Pinocchio”.

di Mario Schiani

© riproduzione riservata