Buonanotte

L’ultimo pensiero prima di spegnere la luce. O il primo dopo averla spenta

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di Mario Schiani
Martedì 25 Aprile 2017

La Marcia invisibile

Come è consueto, anche nei giorni scorsi si è composto e scomposto il collage informativo, sempre pittoresco e spesso surreale, delle homepage dei siti e delle prime pagine. Ecco le elezioni francesi accanto alla liberazione di Del Grande, ecco la rinuncia al sapone da parte di alcuni personaggi e le ultimissime su “Ballando con le stelle”. Tutto ciò non è di nessuna importanza. E' di interesse, questo sì, in alcuni casi anche di notevole interesse, ma non è importante.

Ciò che sta accadendo di davvero importante è purtroppo (o per fortuna) invisibile: ce ne renderemo conto solo tra qualche anno, quando l'accadimento emergerà e diventerà notizia. Mai come oggi, infatti, le cose importanti, quelle cioè destinate ad avere un impatto significativo nelle nostre vite, accadono fuori dal corto raggio di azione dei radar mediatici. Non che siano segreti: piuttosto, sono fatti ancora troppo tecnici per essere presentati al grande pubblico. Potrebbe trattarsi di un avanzamento nelle nanotecnologie, oppure nella ricerca biomedica o, ancora, nella fisica quantistica. Quasi tutto ciò che di importante sta accadendo al mondo bolle infatti nel pentolone della scienza.

Noi, distratti da ballottaggi e da scrittori a corto di shampoo, non ce ne rendiamo conto. Ecco perché gli scienziati hanno cercato di attirare le nostra attenzione organizzando una Marcia ad hoc. La Marcia per la Scienza è andata in scena sabato scorso in moltissime città in tutto il mondo, anche in Italia. Bisogna dire che la maggior parte dei media non l'ha giudicata interessante, tantomeno importante. Forse perché i partecipanti hanno puntato sul fatto che la scienza non deve essere motivo di divisione quanto di unione. Non stupisce allora che siti e giornali l'abbiano mollata come priva di interesse: nessuno urla, nessuno si accapiglia, nessuno mostra, per scelta o accidente, l'area genitale. L'annotazione più comune, nel poco che si è letto, è stata che gli scienziati in marcia sembravano “un po' nerd”. Il sonno della ragione oggi crea solo luoghi comuni.

di Mario Schiani

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