Buonanotte

L’ultimo pensiero prima di spegnere la luce. O il primo dopo averla spenta

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di Mario Schiani
Giovedì 13 Aprile 2017

Oltre i caporali

Le celebrazioni in occasione dell’anniversario della nascita o della morte di una personalità artistica - uno scrittore o un attore, un regista piuttosto che un pittore - offrono di solito l’occasione della riscoperta. Se il tempo ha diluito il loro ricordo e annacquato la densità del loro segno, ecco che la ricorrenza consente di recuperare quanto perduto: rileggere libri, riguardare film, organizzare mostre e, anche attraverso importanti interventi critici nei giornali e nelle riviste, riassegnare a costoro il posto che meritano nella storia e nella cultura. In più, siccome il tempo è letteralmente denaro, ristampe e manifestazioni varie permettono a editori e affini di guadagnare qualche soldino.

Tutto questo, però, appare futile se l’anniversario in questione è quello dei 50 anni dalla morte di Totò. La sua figura - la sua maschera, per la precisione - è infatti rimasta con noi per tutto questo tempo: mai c’è stato un distacco o una diluizione. Perché dunque recuperare ciò che non abbiamo mai perduto?

Eppure, il rito - vuoto di senso - si ripete automaticamente: serie di film in tv, articoli nei giornali, nuove biografie in libreria. Tutto per ricordare l’eccezionalità del “Principe della risata”. E invece, mi permetto di dirlo, se proprio dovessimo azzardare una ricollocazione della figura di Totò dovremmo parlare di esemplare normalità.

Riguardandola per piacevole abitudine e per abitudine del piacere, la «marionetta napoletana» colpisce per essere, in gran parte dei ruoli, un’isola di normalità, di buon senso e di umiltà circondata da un tempestoso mare di follia.

Eccentrico, ma mai pazzo, Totò è quasi sempre alla prese con matti veri e pericolosi: militari, burocrati, politici. Personaggi tronfi e arroganti che anticipavano,semmai con troppa timidezza, l’incredibile caravanserraglio che oggi invade le strade. Un confuso circo nel quale, per districarsi, purtroppo non basta più separare gli uomini dai caporali.

di Mario Schiani

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