Verso la fine del lockdown: che cosa salvare

Incomincia l’ultima settimana di lockdown. L’ultima, almeno, intesa nel senso restrittivo, autocertificato, multabile e a orizzonte circoscritto al balcone che, in Lombardia, conosciamo ormai dall’8 marzo scorso. Dal 4 maggio passeremo alla fase 2: qualche restrizione in meno, comunque troppe per gli insofferenti, sempre poche per chi teme una recrudescenza del contagio.

Approssimandoci a questo appuntamento potremmo compilare una lista delle cose tipiche di questo lockdown, peraltro per molti aspetti snervante, che in fin dei conti vorremo salvare. Perché no? Di tutte le esperienze è giusto far tesoro e da tutte, preso il dovuto distacco, c’è qualcosa da imparare. Ecco dunque un breve e parzialissimo (nonché personale) elenco di cose (abitudini?) da conservare.

1) Le ricette. Non tanto per le combinazioni di ingredienti, alcune francamente improponibili, viste nei social in questi giorni, non tanto per il risultato finale delle medesime (che comunque, chiusi in casa come siamo con gli aspiranti chef, non possiamo far altro che lodare), ma per la ritrovata voglia di fare qualcosa con le mani partendo da zero. E soprattutto per la voglia di far qualcosa di mai provato prima e conseguentemente di correre un rischio, per piccolo, o troppo zuccherato, che sia.

2) Le playlist. In molti si sono dilettati a realizzare assemblamenti di canzoni da ascoltare in questo periodo di isolamento. Canzoni per accompagnare lo smart working, canzoni per far da colonna sonora agli sforzi culinari (vedi sopra), canzoni per far esercizio con spirito irrobustito. Una volta - certi reperti anagrafici come me lo ricorderanno - si facevano le cassette: da 60 o da 90 minuti, erano messaggi, non di rado sentimentali, diretti al prossimo, agli amici o alla ragazza dei sogni. Si affidava la comunicazione alle singole canzoni, ma soprattutto si contava sull’effetto complessivo raggiunto dal collage, perché quella particolare combinazione di brani era unica e dunque personalissima. Oggi le playlist le facciamo quasi sempre per noi stessi, ma se prodotte con lo stesso amore che, ai tempi, infondevamo in una cassetta Chrome Type 2 C90, non potranno che essere un toccasana.

3) La casa. Costretti a guardare a lungo ciò che di solito guardiamo poco - ovvero l’ambiente in cui viviamo e che diamo per scontato - avremo notato probabilmente dei difetti, delle mancanze e, con una naturalezza altrimenti impensabile, avremo provveduto con poco sforzo a dei miglioramenti piccoli e e grandi. Chissà, forse potremo mantenere questa attenzione alle cose vicine anche in futuro.

4) La voglia di uscire. Sembra banale, ma mai come in questo periodo abbiamo voglia di uscire. Il che equivale a dire: voglia di vedere gli altri. Ritrovare la socialità, nei limiti della sicurezza, sarà come ritrovare l’altra metà di noi stessi, senza la quale non solo non siamo completi ma nemmeno esistiamo. Prima di riconoscere nel prossimo quei noiosi e pure un po’ stronzi personaggi che siamo, epilogo comunque inevitabile, cerchiamo di far durare a lungo questo inaspettato entusiasmo per l’umanità.

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