Viaggio nell’“esperienza” del signor Zuckerberg

Mark Zuckerberg ha annunciato al mondo che Facebook non si chiamerà più Facebook ma Meta anche se in realtà si chiamerà ancora Facebook: a noi tutti non resta che chiarirci le idee.

A cambiare nome, da quel che si è capito, non è Facebook in sé ma l’arcipelago di applicazioni e servizi che oggi, per semplificazione, passa sotto il nome collettivo di Facebook ma risulta già suddiviso in etichette specifiche. Niente più di un cambio di marchio, dunque? Una di quelle operazioni di restyling alle quali si dà tanta più enfasi quanto meno contenuto possiedono?

Non proprio, perché Zuckerberg, nell’annunciare il nuovo nome, ha specificato che tutto l’insieme delle attività verrà indirizzato allo sviluppo del “Metaverse”.

Ci tocca ora scoprire che cosa è un “Metaverse”, se vive alle nostre latitudini, ha le piume come quelle del sarchiapone americano, oppure scoccia mordendo le caviglie e facendosi invitare a cena il sabato sera.

Dai primi accertamenti risulta trattarsi di un qualcosa legato alla realtà virtuale. Un universo ( indicato dal suffisso “-verse”) al quale il prefisso “meta” impone un elemento di trasformazione e rinnovamento, di superamento dei limiti. Secondo Zuckerberg, Meta ci aiuterà con la tecnologia a superare questi limiti e a immergerci in un “Metaverse” dove, per intermediazione di un alter ego virtuale, potremo fare ogni sorta di “esperienze”.

Qualcuno, in Rete, ha presto fatto notare che in effetti a Mark la parola “esperienza” piace moltissimo: per dimostrarlo ha “ritagliato” dai video ufficiali pubblicati in occasione della rititolazione di Facebook tutti gli istanti in cui egli la pronuncia e ne ha ricavato una “clip” di 39 secondi. Un intervallo piuttosto breve, eppure sufficiente a Mark (e ad alcuni suoi collaboratori) per sparare a raffica un gran numero di “esperienze”, certo nella convinzione che tutti abbiano perfetta familiarità con il termine.

Ma ce l’abbiamo davvero? E Mark, anche lui saprebbe dire con precisione che cosa significa la parola “esperienza”?

Secondo il dizionario Oxford della lingua inglese “experience” indica “conoscenza e abilità acquisite facendo qualcosa per un certo periodo di tempo”. La Treccani alla parola “esperienza” riferisce “la conoscenza diretta, acquisita personalmente con l’osservazione e con la pratica, di uno o più aspetti della realtà”.

A questo punto possiamo chiederci se le “esperienze” che Zuckerberg promette con la sua Meta si conformeranno a queste definizioni le quali, in sintesi, ci parlano di un arricchimento culturale (“conoscenza”) acquisito nel tempo grazie all’osservazione e alla pratica, ovvero per via del “fare” diretto, privo di intermediazioni, così che il frutto dell’attività pervenga a noi senza altro filtro che le limitazioni imposte ai sensi dalla biologia.

Le “esperienze” di Zuckerberg sembrerebbero invece preconfezionate, certamente ben definite nei limiti di un software pur sofisticatissimo: porteranno ai nostri sensi ciò che Zuckerberg vuole che arrivi e, con il tempo, le nostre reazioni a tali stimoli potrebbero essere anticipate e raffinate, per non dire incanalate. L’unica esperienza vera la farà lui, Mark Zuckerberg, guardandoci giocare a mosca cieca nel suo “Metaverse”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA