Domenica 25 Luglio 2010

«Io barista nel fortino
della movida»

>«Non dovevo prenderla la pistola, lo so, ho sbagliato. È stata una reazione esagerata. Ma mi avevano appena derubato e avevo sentito quei rumori che arrivavano dal bagno. Ho agito d'istinto, mi spiace. Non lo rifarei».
Fabio Ghezzi, 43 anni, titolare del Cinque sensi di via Diaz è abituato a misurare le parole. Le sceglie, con calma, per spiegare come ha fatto a finire sulle pagine dei giornali con l'accusa di minaccia aggravata proprio lui che è conosciuto come una brava persona, mai una lite, mai uno screzio. E, anzi, un sacco di clienti che lo trattano come un amico.
«Avevano appena rubato nel locale - racconta -. E non solo le mie cose, anche quelle dei ragazzi che lavorano con me. Noi mettiamo i nostri oggetti personali in un ripostiglio. Mezz'ora prima ci eravamo accorti che era sparito tutto, i soldi, quasi 400 euro, miei e dei miei collaboratori. Tre cellulari e una macchina fotografica. Un telefonino era nuovissimo, 600 euro di cellulare appena comprato, come mi aveva detto la mia dipendente». Passa mezz'ora, e dai bagni arrivano colpi non meglio definiti.
«Mi sembrava che stessero sfasciando tutto, ho agito d'istinto, pensando che ci fosse un pericolo, per quel che ne sapevo io potevo trovarmi davanti di tutto, un'aggressione, una violenza. Ho preso la pistola. Quando sono arrivato ai bagni, c'erano cinque ragazzi che stavano scappando. Io avevo la pistola in mano, non l'ho puntata alla tempia di nessuno, ma il bagno è piccolo. Posso capire che abbiano percepito una minaccia. Però io ho riposto subito l'arma, appena ho capito che non ce n'era bisogno».
Ghezzi fa uscire i ragazzi dal locale. «Sono tornato al banco, ho messo via la pistola, in un posto accessibile soltanto a me, e solo a quel punto sono uscito per assicurarmi che i ragazzi se ne fossero andati. Non li ho seguiti con la pistola, sia chiaro. E comunque ammetto di avere sbagliato. Ho fatto un gesto sbagliato, ma ero esasperato». Sul perché avesse le pistole, tre in tutto, il titolare del 5 sensi dice: «Io ho regolare permesso per detenere armi da fuoco nella mia abitazione. Ho il permesso di trasporto d'armi a uso sportivo per le tre pistole che mi hanno trovato. Posso detenere le pistole in casa e poi portarle al poligono di tiro dove andavo a sparare. Era un mio hobby, prima di aprire il bar cinque anni fa, poi non ho più avuto tempo».
Ghezzi è assistito dai legali Oliver Pucillo e Davide Bartulli. Dichiara quest'ultimo: «Il signor Ghezzi ha commesso due errori. Il primo è stato impugnare la pistola, il secondo è che la pistola non era dove doveva essere. Lui ha il permesso di tenerla nella sua abitazione, non nel locale. I motivi per cui fosse lì e non a casa saranno poi spiegati all'autorità giudiziaria, dal momento che c'è un'inchiesta in corso». Ghezzi non ha dormito tutta notte. Lui di solito è abituato a ragionare ed era stato il primo a suggerire collaborazione per trovare una soluzione al problema della movida con i clienti fracassoni da una parte e i residenti lamentosi dall'altra. Suggeriva una cittadella del divertimento lontana dal centro che non disturbasse chi aveva le finestre sopra i bar. Ora si è trovato costretto nella parte di sceriffo improvvisato, proprio lui che di solito non perde mai la calma. Lavorava come direttore di un'azienda industriale. Poi è passato al bar, che gestisce in maniera manageriale. Sulle vetrine, vicino all'annuncio della festa di Grey's anatomy, che si è tenuta venerdì sera, c'è un elenco di regole che i clienti sono invitati a rispettare: «Aiutateci a lavorare nel rispetto della legge, del lavoro degli altri locali e della quiete del vicinato. Pochi e semplici accorgimenti possono rendere più semplice il nostro lavoro e più sereno il vostro divertimento». Le regole sono. «1: bevi responsabilmente e sappi che se hai meno di 16 anni non puoi bere nessuna bevanda alcolica; se devi guidare, non bere alcolici: la tua vita e quella di chi è in macchina vale di più di un cocktail. Tre: modera il tono della voce quando esci dal locale. Quattro: quando sei in strada, per favore, occupa il lato della via dalla parte del locale e possibilmente sali verso il vecchio teatro Cressoni (uscendo dal locale vai a destra). Cinque: usa l'apposito bidone per buttare i bicchieri di plastica vuoti».
«Scene di tensione succedono tutte le sere - conclude -. La maggior parte dei clienti sono tranquilli che vogliono bere l'aperitivo e divertirsi. Ma a Como c'è una fascia di ragazzi che ama rompere e sporcare. Come quelli che hanno rotto le panchine o quelli che coprono i muri di scritte. Ocome i ragazzi che stavano distruggendo i miei bagni, solo per il gusto di rompere le cose altrui».
Anna Savini

a.savini

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