Lunedì 26 Luglio 2010

Movida, sceriffi, vandali e ubriaconi
«Io la barista che doma i vandali»

È il bar dal quale era nata la rivolta dei residenti di piazza Mazzini, ma i gestori sono nuovi. I cocktail non si vendono più a due euro e mezzo, con sbronza certa, ma a sei. Controllo delle bevute assicurato. Eppure anche il «Settecento Plaza», nei medesimi locali che furono del «Cafè Como» (sull'angolo di piazza Mazzini vicino al «Caffè Mazzini»), vive gli stessi problemi. Residenti da una parte, clienti dall'altra. Stretti tra due fuochi. «Però le pistole al bar non si tengono - dice Katia Frustaglia, titolare del bar, con Luca Terramocchi, dal mese di maggio -. Intanto bisognerebbe partire da lì. Perché lavorare in un bar è pericoloso, come in tutti i posti dove gira l'alcol». Katia ha 24 anni, un bel viso che risalta grazie alla testa rasata. Il braccio sinistro è un tatuaggio unico. Eppure è saggia. «Sono stata giovane anch'io, siamo stati giovani tutti - dice -. Bisogna capirli, i ragazzi. Bevono. E quando bevi vedi gli effetti. Vedi che l'aggressività sale e se ci sono già le teste calde, è fatta. Ci sono compagnie che vengono cacciate dai bar. E noi siamo uno dei bar dove arrivano quelli esiliati. Bisogna saperli prendere, trattarli come esseri umani, e allora magari vedi che sono gentili e fanno serata con te e magari ti aiutano pure a pulire quando chiudi il locale e magari ti accompagnano pure alla macchina perché sei una donna e sei sola di notte». Magari sono gli stessi ragazzi che hanno fatto danni le sere precedenti, ma per Katia si possono domare. «Però io non lo so cosa succede quando io sono già a casa mia a dormire, a Caslino d'Erba, non so se c'è ancora gente in piazza che grida e spacca le bottiglie. A volte arriviamo al mattino e troviamo tutto perfetto. Altre vetri dappertutto, ma quello non dipende dai baristi». Katia dice che la movida funziona proprio così: «I clienti girano a piedi di bar in bar, c'è un riciclo dei bicchieri. Noi al mattino ci troviamo con i bicchieri della Sosta, il Cafè Cafè con i nostri. Ci sono momenti di tensione, quando proprio c'è tantissima gente, ma bisogna saperci fare, cercare di parlare con i ragazzi. E noi ce la facciamo abbastanza». Interviene un cliente e dice: «Serve rispetto, e qui il rispetto si trova». Al «Caffè Mazzini» non rilasciano dichiarazioni, mentre al «Nova Comum» dicono che di problemi non ce ne sono. «Va tutto bene - sostiene Erio Bonetti -, non abbiamo particolari problemi, né con i residenti né con i clienti che sono tutti sopra ai 30 anni quindi non abbiamo problemi particolari». Da Piero, in piazza Duomo, il titolare Paolo Porrini dice: «I momenti di tensione ci sono tutti i giorni, su cento clienti la testa calda si trova sempre, ma non si può reagire con una pistola, non siamo nel far west. Bisogna sapersi destreggiare e quando succede qualcosa di grosso, come accade a me magari con gli ubriaconi che bivaccano al Broletto, allora si chiama la polizia».
Anna Savini

a.savini

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