Giovedì 26 Gennaio 2012

Camosci, la replica di Como
«C'era motivo per abbatterli»

COMO Il servizio faunistico della Provincia prende posizione in merito alla polemica sugli abbattimenti di camosci in Val d'Intelvi. Se ne fa portavoce il dirigente Marco Testa.

«Nelle scorse settimane si è assistito ad una rigida presa di posizione da parte di una fazione animalista "transfrontaliera", sostanzialmente individuabile nel gruppo "Amici dei camosci del monte Generoso", contro l'attivazione di un regolare prelievo programmato di alcuni capi di camoscio nell'area dell'Intelvese» - ricorda Testa - «Al di là delle incoerenti ingerenze nell'ambito dell'azione gestionale da anni coerentemente garantita dal servizio caccia provinciale e delle grossolane posizioni prese, perlopiù discendenti dalla scarsa informazione, è spiaciuto assistere ad una netta contrapposizione di tali frange animaliste con il mondo venatorio locale: una sorta di atavica ostilità che sembrava essere un retaggio di altri tempi dopo il felice epilogo della nota vicenda dei cavalli del Bisbino, in cui sono scesi in campo i cacciatori locali con un determinante contributo, sia operativo che economico, al fianco dei gruppi ambientalisti locali (tra i quali gli odierni "accusatori")».

«Stupisce inoltre che tale equivoco nasca proprio da un esponente ambientalista che è un membro di diritto del Comitato di gestione del Comprensorio alpino di caccia Prealpi Comasche» - incalza il funzionario alludendo a Gianluigi Luraschi, <+G_TONDO>delegato provinciale della Lipu (Lega italiana per la protezione degli uccelli) - «Se egli avesse partecipato sistematicamente alle riunioni del Comitato di gestione avrebbe potuto, in tale opportuna sede, acquisire tutte le informazioni del caso con maggior serenità d'animo ed esporre le proprie obiezioni, contribuendo con le medesime ad un ulteriore affinamento dello specifico approccio gestionale».

«L'eccezionale incremento numerico delle popolazioni ungulate negli ultimi decenni ha fatto emergere nuove problematiche rispetto allo stato di salute dei selvatici, che portano a sottolineare che lo stesso non va inteso solo con finalità faunistiche, ma anche per le implicazioni zooeconomiche e zoonosiche, cioè per la possibilità di diffondere malattie fra gli altri animali, che ne derivano» - sottolinea Marco Testa - «In questa sede, peraltro, preme innanzitutto rimarcare la bontà dell'approccio gestionale legato alla gestione del camoscio nel Lario Occidentale».

Viste le polemiche in atto, l'analisi dei sei capi abbattuti è stata condotta in maniera più approfondita rispetto agli accertamenti prescritti dai protocolli in atto. «Oltre ai controlli di "routine" di competenza del servizio veterinario dell'Azienda sanitaria locale a carico di tutti i capi ungulati abbattuti, per i capi di camoscio in questione è stata preventivamente disposta un più approfondita analisi attraverso uno specifico incarico assegnato al dottor Luca Pirovini, veterinario esperto di gestione degli ungulati, socio del Comprensorio alpino di caccia Prealpi Comasche» annota infatti Testa.
                                                                               Giovanni Maccarrone
Leggi il dettaglio dei controlli nell'edizione de La Provincia in edicola giovedì 26 gennaio

m.delsordo

© riproduzione riservata