Casa del fascio, l’ok di Guzzetti

Il presidente della Fondazione Cariplo sposa l’idea del sindaco: «Giusto che torni ai comaschi»

«Da presidente della Regione restituii il Sinigaglia al Comune». Bando da 7 milioni entro l’anno

Como

«Ho letto la storia e se i terreni e i fondi per realizzarlo sono stati messi dalla comunità locale, mi pare che riportarlo nella disponibilità dei legittimi realizzatori dell’intervento, mi sembra una cosa fondata e che abbia senso». A dirlo, parlando di Palazzo Terragni, il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti.

In una nota dello studio commissionato dalla giunta Bruni proprio sulla Casa del fascio si legge testualmente: «I terreni su cui è stata costruita la Casa del fascio furono donati dal Comune di Como alla Federazione dei fasci di combattimento di Como nel 1933. L’edificio fu terminato nel ’35 grazie a finanziamenti del Comune, sottoscrizioni spontanee di cittadini e di aziende locali. Lo Stato non vi concorse sotto nessuna forma, e neppure il partito allora dominante.Poi nel ’43 con lo scioglimento del Pnf la Casa del fascio fu confiscata dal ministero delle Finanze e nel ’48, con destinazione a servizi pubblici».

«Se i comaschi direttamente o con le loro tasse hanno pagato l’immobile - aggiunge Guzzetti - è giusto che torni a loro. È un po’ come quando abbiamo restituito lo stadio Sinigaglia. Era stato pagato dai comaschi, poi regalato al duce ed entrato nel patrimonio della Gil (Gioventù italiana del littorio, ndr). Finita la guerra e finito il fascismo tutti questi beni erano stati consegnati allo Stato che a sua volta l’aveva affidato alla Regione e noi lo restituimmo ai comaschi (Guzzetti è stato presidente della Regione dal 1979 al 1987, ndr)». E aggiunge: «Noi allora ci siamo comportati così. In questo senso la richiesta del sindaco è più che legittima».

Non è però così semplice pensare che la Fondazione Cariplo possa finanziare un maxi progetto che coinvolga la Casa del fascio.

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