Domenica 10 Novembre 2013

Como, messa in dialetto
nella basilica di San Fedele

Sopra, Monsignor Carlo Calori, che ha celebrato ieri la messa a San FedeleSotto, Enrico Locatelli socio della Famiglia Comasca
(Foto by Foto Pozzoni)

«Sarànn cumè angiar del Signuur»: nella basilica di San Fedele, ieri sera, al termine della messa prefestiva, il brano del Vangelo di Luca è stato letto in dialetto comasco. Una lingua che è nel cuore, come dice il presidente della Famiglia Comasca, Piercesare Bordoli.

Un brano tradotto da Orazio Sala, poeta della nostra civiltà e, tra l’altro, studioso della religiosità popolare nel dialetto. Socio della Famiglia comasca, per Sala “l’è rivà ul dì”, è arrivato il giorno senza tramonto il 25 febbraio scorso ed ora è tra i soci che la Famiglia Comasca, ieri sera, ha ricordato nell’Ottaviario dei Morti.

L’associazione ne ha fatto memoria leggendo, dal pulpito, la traduzione in cumasch del Vangelo del giorno.

Il socio Enrico Locatelli ha letto il brano tradotto da Sala. Con resa efficace, Locatelli ha superato i problemi, tanto che alla fine i fedeli non sono riusciti a trattenere un applauso.

«Questa lettura in dialetto rappresenta il prolungamento della meditazione sulla grande verità della vita eterna della quale ha parlato Gesù nel Vangelo di stasera », ha spiegato don Carlo Calori.

Como

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