Como, oggi a San Fedele
l’addio a Elena Colombo
Corteo in città murata

Alle 14 il funerale nella basilica del centro storico

Corteo funebre partendo dalla sede di Comocuore

Il figlio Alessandro: «Trent’anni per l’associazione»

Coraggio, sincerità, passione, attenzione agli altri. Sono queste le qualità che usa Alessandro Colombo per tratteggiare la figura di sua mamma Elena, scomparsa sabato a mezzogiorno dopo una lunga malattia che ha cercato di combattere fino alla fine.

Oggi sarà lui con il fratello Edoardo e papà Pino a starle vicino durante il rito funebre, previsto alle 14 nella basilica di San Fedele. Pochi minuti prima la salma sarà accompagnata in chiesa con un corteo che partirà dalla sede di Comocuore di via Rovelli, associazione che Elena Colombo aveva contribuito a fondare ventinove anni fa.

«Grande forza d’animo»

«Ha avuto sempre una grande forza d’animo - la ricorda il figlio Alessandro - che ha riversato in tutto quello che ha fatto. Per lei Comocuore è stata una scelta di vita, quando decise di buttarsi a capofitto in qualcosa di concreto dopo la morte dell’ amico Gianmario Beretta». E dal 1985 infatti Elena Colombo è stata presente a quasi tutte le iniziative dell’associazione. Ha consegnato circa 500 defibrillatori in tutta la Regione, ha venduto migliaia di sacchetti di noci o di tavolette di cioccolato, è andata nelle scuole, ha venduto biglietti della lotteria e organizzato qualunque iniziativa per portare avanti l’obiettivo della onlus, cioè combattere l’infarto.

«L’impegno in Comocuore - aggiunge il figlio - è stato quasi totale per lei. E a noi ha insegnato tanto. La sua attenzione al sociale e il suo rendersi disponibile credo siano stati la molla che mi ha fatto pensare alla politica come a un modo per rendermi utile agli altri. Parlava con tutti, amava stare in mezzo alla gente, ai banchetti. Ha sempre messo passione e carattere in tutto quello che ha fatto. Ed è sempre stata sincera, con tutti». Insieme a Giovanni Ferrari, presidente di Comocuore, aveva ritirato nel 2006 l’Abbondino d’oro, massima onorificenza cittadina. E con il suo impegno nell’associazione, chi la conosceva bene, sa che aveva voluto anche lanciare un messaggio alla città con lo scopo che altre persone si dedicassero agli altri così come stava facendo lei.

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