Como, Tasi alta da record
E il sindaco accusa il governo

Siamo tra le città più tartassate, con 321 euro Ma Lucini contesta lo studio e giustifica la scelta «Costretti ad alzare le tasse per le scelte di Roma»

Il 16 dicembre scade il termine per pagare la seconda rata della Tasi, la nuova tassa sui servizi. E ogni comasco pagherà, in media, 161 euro, stando a un’indagine della Uil. Prendendo come riferimento il valore medio, lo studio rivela che Como si piazza al nono posto tra le città italiane dove si paga di più. Tra prima rata e saldo, un totale di 321 euro quest’anno, sempre in media. Nessun capoluogo lombardo ha un dato così alto e Como supera nettamente anche il dato medio nazionale (197 euro di Tasi nel 2014). I cittadini più fortunati? Quelli di Olbia e Ragusa, ma non possono lamentarsi nemmeno a Treviso, Asti e Trento. Secondo la Uil il 53,5% dei contribuenti italiani dovrà versare di più rispetto all’Imu del 2012 e il quadro nel nostro paese è a dir poco variegato visto che i Comuni hanno scelto aliquote diverse e su queste intervengono poi oltre 100mila combinazioni di detrazioni. Basti un esempio: a Bari una famiglia con un reddito Isee inferiore a 10mila euro e una prima casa con rendita catastale di 450 euro non paga la Tasi, mentre a Belluno un nucleo familiare con le stesse caratteristiche, deve sborsare 189 euro.

I Comuni avevano la possibilità di applicare al massimo uno 0,8 rispetto all’aliquota del 2,5 e l’amministrazione comasca l’ha fatto, utilizzando però lo 0,8 aggiuntivo per applicare detrazioni in base alla rendita catastale dell’immobile. Inoltre, ha scelto di non applicare la Tasi sugli immobili delle imprese e gli inquilini. Le detrazioni previste a Como: 155 euro per una rendita fino a 400 euro, 130 euro per rendite tra 401 e 500 euro, 120 euro per rendite tra 500 e 650 euro, 90 euro per rendite tra 650 e 750 euro, 50 euro per rendite tra 750 e 900 euro.

Il sindaco Mario Lucini si difende: «La Tasi è fortemente condizionata dai valori delle rendite catastali. Inoltre non capisco come questo studio possa ricavare un valore medio relativo alla nostra città, visto che abbiamo utilizzato lo 0,8 di aumento per introdurre detrazioni in base alle rendite e c’è quindi una situazione molto variegata. Ed è difficile fare confronti con altri capoluoghi, in Italia ci sono migliaia e migliaia di scelte diverse, una vera giungla. Introdurre riduzioni in base al numero di figli? Inserire diverse tipologie avrebbe complicato ulteriormente la vita ai cittadini, facendo confusione. Sono d’accordo, comunque, con chi dice che il governo di fatto ha introdotto, con la Tasi, una sorta di Imu mascherata».

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