Derby, città blindata e botte a fine gara
Mobilitate decine di agenti

Circa 450 i tifosi arrivati da Monza e sorvegliati da decine di agenti - Tafferugli alla fine del match in via Recchi, ma il sistema di sicurezza coordinato dalla questura ha retto l’urto

Derby, città blindata e botte a fine gara Mobilitate decine di agenti
Un momento degli scontri a fine partita
(Foto di Andrea Butti)

Como

È finita a manganellata la domenica del derby, manganellate e qualche danno, di cui in serata ancora non c’erano conferme ufficiali, se non la prova provata (un rubinetto raccolto sotto la curva del Monza dalla polizia) del fatto che i tifosi ospiti avessero sfogato la rabbia della sconfitta contro i servizi igienici del Sinigaglia.

Per carità: stanti i timori della vigilia non si può non dare atto del gran lavoro della questura, che ha coordinato un numero di agenti - tra polizia locale, reparto celere, carabinieri e guardia di finanza - come non se ne vedevano da tempo. Peccato solo per il finale, rovinato dalla trovata di tre tifosi monzesi sulla cinquantina, usciti dallo stadio con l’intento di raggiungere a piedi la stazione. Hanno percorso tutto viale Vittorio Veneto, hanno attraversato viale Rosselli e si sono incamminati con le loro sciarpe al collo lungo via Recchi. Erano più o meno le 17.45 e un gruppo di tifosi del Como stazionava nel posteggio del Carrefour a lago.

Apriti cielo. Al primo parapiglia ne è seguito un secondo, innescato dall’intervento degli agenti armati di manganello, che hanno durato una certa fatica a contenere l’esuberanza di altri tifosi i quali, nel frattempo, si aggiungevano sbucando più avanti dall’incrocio con via Sant’Elia. Un paio di loro sono stati immobilizzati e identificati in un clima di tensione crescenti, anche perché - nel frattempo - cinque pullman lasciavano la curva monumento con i circa 450 ultras biancorossi da riportare in stazione. Soliti insulti all’indirizzo dei padroni di casa («Svizzeri...»), ricambiati dai soliti cori: «Non-e-si-ste Mon-za Brian-za...». Sempre a proposito di province vere o presunte, si temeva alla vigilia l’arrivo dei lecchesi, che - si diceva - forti del gemellaggio con i brianzoli avrebbero approfittato dell’occasione per vedere da vicino un po’ di calcio che conta. Non pervenuti.

Si è vista in compenso qualche altra impresa: quella, memorabile, del padre tifoso del Como che al triplice fischio ha invaso il campo in cerca della maglia di non si sa chi, con la bella intenzione di regalarla al suo bimbo, abbandonato da solo in curva ad assistere alle gesta di papà. Il bimbo, in lacrime, è stato più tardi riconsegnato alla Digos da un gentile capo Ultras che ha contribuito al ricongiungimento con papà, nel frattempo identificato e chissà se denunciato.

Il treno dei monzesi nel frattempo ripartiva, dopo un ulteriore tentativo di forzare il blocco della polizia nel piazzale della stazione. Altri cori, ma il cordone di sicurezza ha tenuto. I tifosi sono saliti su un regionale per Porta Garibaldi che naturalmente cento metri oltre la banchina qualcuno ha pensato bene di fermare tirando il freno di emergenza. Alle 18.30 poteva comunque dirsi tutto finito. Se non per quella sensazione che nel cielo del Sinigaglia Alberto Cerri stesse ancora volando.

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