Giovedì 13 Giugno 2013

Emergenza carceri

In arrivo sconti di pena

Al ministero della Giustizia si lavora per mettere a punto un decreto sull’emergenza carceri che dovrebbe vedere la luce in Consiglio dei ministri alla fine di questa settimana. Il lavoro è ancora in corso per definire le misure più idonee. In base a una bozza del provvedimento, acquisita dall’ANSA, sono diversi i piani su cui si starebbe lavorando: liberazione anticipata per i soggetti in custodia cautelare con pena residua non oltre i 3 anni; pena sospesa per i casi di detenzione domiciliare in cui la pena anche residua non superi 4 anni; allargamento delle ipotesi di lavoro di pubblica utilità per i detenuti tossicodipendenti.

Va detto che il testo è ancora in fase di elaborazione e lo stesso ministero ha fatto sapere che la bozza è da considerarsi superata. In ogni caso il provvedimento allo studio mirerebbe, attraverso meccanismi in entrata e in uscita, a ridurre la popolazione carceraria di 3.500-4.000 persone. E a dare una prima risposta, quindi, a un problema indicato dal ministro Cancellieri fin dai primi giorni del suo insediamento come assoluta priorità. Il ministero starebbe lavorando ad un provvedimento agile, un pacchetto-tampone che agirebbe apportando modifiche e aggiunte a diverse norme: l’art. 656 del codice di procedura penale sull’esecuzione delle pene detentive (con ricadute anche sulle disposizioni sulla detenzione domiciliare); la legge sul lavoro all’esterno dei detenuti; il testo unico sulla droga nella parte relativa alla repressione degli illeciti.

Tra le possibili misure anche quella che prevede che il pm - quando la pena residua, computando le detrazioni per buona condotta, non superi i 3 anni, o i 6 per i reati commessi da tossicodipendenti - “trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza” perché provveda “senza ritardo con ordinanza” alla riduzione della pena. Quando questo stesso quadro riguardi la custodia cautelare, si prevede che il pm “trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza per la decisione sulla liberazione anticipata”. Inoltre, potrebbe scattare la possibilità di sospendere l’esecuzione nei casi di detenzione domiciliare in cui la pena non superi i 4 anni. Allo studio ci sarebbe anche l’ ampliamento della possibilità di applicare i detenuti ad attività in favore della collettività prevedendo che specifiche categorie di reclusi non pericolosi “possono essere assegnati a

titolo volontario all’esecuzione di progetti di pubblica utilità”, in base a “programmi aggiornati con frequenza semestrale e trasmessi al magistrato di sorveglianza”. E si allargano le ipotesi di lavoro di pubblica utilità prevista per

detenuti tossicodipendenti, ad eccezione di coloro condannati per i reati più gravi.

Nei 206 penitenziari italiani ci sono circa 66mila detenuti contro una capienza regolamentare di 47.000 e in molti casi gli spazi sono sotto la soglia minima. Un’emergenza che ha bisogno di misure urgenti per riportare la situazione dentro gli standard internazionali entro maggio 2014, quando scade il termine per adeguarsi imposto dalla Corte di Strasburgo che a gennaio ha condannato l’Italia.

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