«Frontalieri, nessun aumento  dopo l’accordo con la Svizzera»
1 La decisione della Banca nazionale svizzera di sganciare il franco dal cambio di 1.20 sull’euro preoccupa il commercio nei Cantoni di frontiera2 Ieri a Mendrisio all’incontro italo svizzero, il presidente della Regione Roberto Maroni, il consigliere provinciale Mirko Baruffini e il presidente della Provincia Maria Rita Livio3 Code nei giorni scorsi negli uffici cambio oltre confine4 Giampiero Gianella, segretario della Regio Insubrica5 Stefano Costa, presidente pro tempore della Regio Insubrica

«Frontalieri, nessun aumento

dopo l’accordo con la Svizzera»

A Mendrisio il vertice tra italiani ed elvetici e i timori di una stangata. Maroni: «Ristorni? Ai Comuni fondi immutati»

Caso ristorni, per i frontalieri ci sarà un aumento graduale della tassazione ma contenuto e distribuito nell’arco dei prossimi 15 anni, mentre per i Comuni c’è un cauto ottimismo: «Gli accordi prevedono meno ristorni, non meno contributi», ha affermato il presidente della Regione Roberto Maroni. La pressione fiscale sui frontalieri nel breve e medio periodo dovrebbe restare «mediamente invariata» e così i trasferimenti ai Comuni, che già adesso arrivano da Roma. E oggi, martedì, in consiglio regionale è prevista l’audizione di Vieri Ceriani, economista e sottosegretario di stato all’Economia. Spiegherà le novità previste nel pacchetto di accordi bilaterali che si prevede venga ratificato a marzo. I

I nuovi accordi comprendono una serie di novità, tra cui l’introduzione dello “splitting” fiscale al posto dell’attuale sistema dei ristorni: la Svizzera terrà il 70% del totale dell’imposta normalmente prelevabile alla fonte, il 30% restante verrà tassato da Roma in base alla legge italiana. Oggi il Canton Ticino restituisce all’Italia il 38% di quanto incassato e trattiene il 62%. L’obiettivo è arrivare al totale delle imposte versate in Italia.

Il messaggio dal governo.

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