Giovedì 21 Novembre 2013

Gara Asl, l’ombra della camorra

In cella l’ex assessore De Feudis

Sull’Audi Q7 di Angelo Grillo, appartenente - scrivono gli inquirenti di Napoli - al clan Belforte, quindi un uomo della camorra sottoposto a un’interdittiva antimafia, viaggia anche Pasquale De Feudis, ex assessore socialista a Palazzo Cernezzi, 66 anni residente a Como in zona caserme. Né Grillo, né l’ex politico comasco, gestore della Co.Lo.Coop di Milano, sanno che l’auto è piena di microfoni installati dai carabinieri di Caserta. I quali annotano le lunghe chiacchierate legate alla partecipazione proprio della Co.Lo.Coop alla gara d’appalto per l’aggiudicazione delle pulizie delle strutture sanitarie dell’Asl casertana, un affare da 8 milioni di euro all’anno.

Il nome di Pasquale De Feudis, ex socialista, già coordinatore provinciale dell’Udeur infine confluito nell’assemblea provinciale del Partito Democratico - da cui è stato sospeso in via cautelare - è incluso nella lista degli undici indagati arrestati nei giorni scorsi dagli uomini dell’antimafia di Napoli.

L’accusa, per lui, è di turbata libertà degli incanti con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare la camorra e, più precisamente, il clan Belforte al quale Angelo Grillo è considerato un affiliato. Dal canto suo De Feudis ha fin da subito proclamato la sua estraneità alle accuse, tanto che i suoi legali ieri hanno discusso la richiesta di scarcerazione davanti ai giudici del tribunale del Riesame di Napoli.

L’inchiesta è nata dopo che il presidente della commissione per l’aggiudicazione della gara, anche lui peraltro arrestato nell’operazione, si è presentato dai carabinieri per raccontare di essere stato avvicinato e minacciato da Grillo, presunto socio - in questo affare - di De Feudis. Ma mentre da un lato scaricava la ditta “sponsorizzata”, secondo l’accusa, dal clan Belforte, dall’altra il funzionario dell’Asl di Caserta si sarebbe prodigato per agevolare una società vicina ai Casalesi.

De Feudis è un politico di lunga data, passato - quando era assessore a Como - attraverso piccoli grattacapi giudiziari risalente agli anni ’90. All’epoca venne coinvolto in un paio di fascicoli per favori ai proprio familiari.

Nel 2008, poi, il nome di De Feudis era stato speso anche da Giulio Lampada, in cella per ’ndrangheta, il quale aveva ricevuto l’incarico, da un amico di Reggio Calabria, di contattare proprio De Feudis.

«Contattato dal boss? Assolutamente no», aveva garantito lui, ammettendo che da politico «il timore di essere strumentalizzato c’è e il pericolo di essere avvicinato da personaggi chiacchierati è concreto». Così concreto da aver spinto i giudici di Napoli ad arrestarlo.

© riproduzione riservata