Gli “echi” del Big Bang
captati al Polo Sud

I «vagiti» dell’universo di 14 miliardi di anni fa,

ascoltati grazie a un telescopio. «Mai così vicini all’origine di tutto».

Arrivano dai ghiacci dell’Antartide le prime tracce dei «tremori» che hanno scosso l’universo al momento del Big Bang, 13,8 miliardi di anni fa, e che da allora ne hanno determinato l’espansione attiva ancora oggi. La notizia aveva messo in subbuglio i fisici di tutto il mondo già nel pomeriggio di lunedì, rimbalzando sui blog fino ai quotidiani e ieri è arrivata la conferma dal seminario organizzato dall’università di Harvard.

L’attesa dell’annuncio era talmente forte che il server di streaming non è riuscito a sostenere tutti i collegamenti. I dati presentati dal cosmologo John Kovac sono la prima testimonianza di un evento accaduto miliardesimi di miliardesimi di miliardesimi di secondo dopo il Big Bang. Finora non si era mai arrivati così indietro nel tempo, anche se quello che hanno visto gli astrofisici è al momento una prova indiretta delle onde gravitazionali prodotte alla nascita dell’universo.

A prevederne l’esistenza è la teoria della relatività generale di Albert Einsten. Le onde gravitazionali sono le perturbazioni create nello spazio-tempo da fenomeni violenti come, appunto, il Big Bang, o come l’esplosione di supernovae. I dati arrivano dall’esperimento Bicep 2(Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization), un radiotelescopio installato in Antartide, vicino alla base americana Amundsen-Scott. Per il vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Antonio Masiero, è una delle conferma più attese della fisica contemporanea ed è «la seconda prova indiretta dell’esistenza delle onde gravitazionali» dopo quella fornita negli anni ’70 da Russell Hulse e Joseph Taylor, entrambi premiati con il Nobel nel 1993. I due avevano scoperto la prima traccia delle onde gravitazionali prodotte da una stella binaria.

Un risultato «fantastico» «stupendo» ha commentato il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) Giovanni Bignami. «Finalmente - afferma - abbiamo un’idea di come ha fatto l’Universo a diventare così grande così in fretta» Anche per l’astrofisico Paolo De Bernardis, dell’università Sapienza di Roma e dell’Infn, «è la prima volta che si sondano gli attimi vicini al Big Bang e c’è un dato sull’inflazione cosmica, ossia sulla rapidissima espansione dell’universo avvenuta subito dopo il Big Bang»

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