«Gli interessi della ’ndrangheta  dietro ai rifiuti a La Guzza»
La montagna di rifiuti vicino alla Pedemontana scoperta nel 2018 (Foto by butti)

«Gli interessi della ’ndrangheta

dietro ai rifiuti a La Guzza»

I giudici: «Indagate sull’imprenditore, potrebbe aver agevolato i clan»

La montagna di rifiuti accatastata sotto il viadotto della Pedemontana, nel centro rifiuti in località La Guzza, era gestita da un’impresa il cui titolare potrebbe aver lavorato per agevolare la ’ndrangheta. A ipotizzarlo è il Tribunale di Como, che nell’assolvere proprio dall’accusa di associazione mafiosa finalizzata all’estorsione quattro imputati che - secondo la Procura antimafia - avrebbero minacciato un imprenditore del settore dei rifiuti prendendo il sopravvento sulla sua azienda, hanno anche deciso di inviare gli atti del processo alla stessa direzione distrettuale milanese per indagare sullo stesso imprenditore, con l’ipotesi che possa aver agevolato lui stesso i clan.

L’inchiesta

La vicenda è collegata con il sequestro, del marzo di tre anni fa, dell’area a ridosso della Pedemontana gestita dalla Smr Ecologia, società formalmente con sede a Busto Arsizio ma centro operativo a Como amministrata da Matteo Molinari. Quest’ultimo è l’imprenditore che di fronte all’accusa di aver movimentato illegalmente tonnellate di rifiuti aveva raccontato ai magistrati di come si fosse gettato tra le braccia della ’ndrangheta e di come quest’ultima lo avesse letteralmente preso in ostaggio, trasformandolo in un proprio burattino a suon di minacce.

Ecco, i giudici del Tribunale di Como non credono a questa ricostruzione. E nel processo aperto proprio in seguito al racconto dell’imprenditore, che aveva puntato il dito contro un personaggio legato alla locale di Lonate Pozzolo della ’ndrangheta, quale Vincenzo Rispoli, e tirato in ballo il fratello Raffaele Rispoli, il genero Giovanni Lillo, il dipendente della stessa Smr Ecologia Daniele Frustillo, le accuse più gravi a carico degli imputati sono cadute e la denuncia si è ritorta contro lo stesso imprenditore. Tanto che i giudici, nella sentenza, hanno disposto «la restituzione degli atti alla Procura per le valutazioni con riferimento al reato di concorso esterno di associazione mafiosa» a carico dello stesso Matteo Molinari, di Daniele Frustillo e di Efrem Paulos Dawitt, , il consigliere comunale di Busto Arsizio arrestato dalla Guardia di Finanza nell’ambito proprio di questa indagine con l’accusa di emissione di false fatture con l’aggravante dell’agevolazione delle cosche.

False fatture per i clan

L’ex consigliere comunale di Busto e l’ex dipendente di Smr Ecologia, tra l’altro, sono stati anche condannati a quattro anni di carcere dai giudici di Como proprio per emissione di false fatture (poco meno di 200mila euro) al fine di agevolare l’associazione mafiosa.

A questo punto sarà interessante conoscere le motivazioni della sentenza per comprendere fino a che punto l’imprenditore che gestiva la discarica a La Guzza, secondo i giudici, fosse parte attiva nel movimentare rifiuti a nome e per conto dei clan.


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