Infarto e ictus: quando i minuti salvano una vita

Intervenire in modo tempestivo è decisivo, al Sant’Anna percorsi speciali per queste due patologie

Infarto e ictus: quando i minuti salvano una vita
Fondamentale è arrivare il prima possibile al Pronto soccorso

La tempestività del soccorso salva la vita. Un fattore decisivo in termini di sopravvivenza e riduzione delle complicanze legate a episodi di infarto o ictus cerebrale. Per questo il Sant’Anna ha avviato una rete dedicata per i pazienti colpiti da queste due patologie, in stretta collaborazione con il servizio di urgenza e emergenza del territorio.

In provincia di Como, secondo i dati dell’Asl, le patologie cardiovascolari (a partire dall’infarto) sono tra le principali cause di morte. I decessi per problemi al sistema cardiocircolatorio hanno un incidenza del 36,32% nelle donne e del 29% negli uomini.

E il tempo è fondamentale anche quando si parla di ictus. Ogni anno sono oltre 2mila i ricoveri nelle strutture ospedaliere del territorio e le prime tre ore dal manifestarsi dell’episodio sono importantissime in termini di riduzione di complicanze e mortalità.

L’ospedale Sant’Anna è un’eccellenza per il trattamento dei pazienti colpiti da infarto. In provincia, infatti, ci sono altre strutture ospedaliere in grado eseguire interventi per il trattamento della patologia, ma la struttura di San Fermo - grazie a una disponibilità di personale sanitario e sale operatorie 24 ore su 24 e sette giorni su sette - è centro di riferimento per la provincia.

«Un circuito organizzativo prevede che prima dell’arrivo del paziente, soccorso dal personale del 118, sia già attivata la cardiologia - spiega Mario Galli, responsabile del Laboratorio di emodinamica e Terapia intensiva cardiologica del Sant’Anna - In questo modo una volta giunto in pronto soccorso il paziente viene trasferito direttamente nella sala angiografica». Si tratta di una stanza nella quale viene eseguita la coronarografia, un esame che permette - attraverso piccoli cateteri nei quali viene iniettato un mezzo di contrasto - di individuare la causa dell’infarto. «Con una tecnica che si chiama angioplastica – continua Galli - che utilizza materiali miniaturizzati, si può riaprire il flusso di sangue all’interno della coronaria, rimuovere parte del coagulo che ha chiuso l’arteria e, dilatando la placca del coagulo, ripristinare un flusso sanguineo idoneo».

Un intervento che permette di ridurre la mortalità (oggi inferiore al 2-3%) e che ha sostituito negli ultimi decenni il trattamento esclusivamente farmacologico del passato.

Ulteriori dettagli sul quotidiano La Provincia in edicola mercoledì 20 maggio.

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