Sabato 16 Novembre 2013

La Pusterla si arrende

Il sindaco resta spiazzato

Il sindaco Mario Lucini con l’assessore dimissionario Giulia Pusterla il giorno dell’insediamento

Giulia Pusterla, assessore comunale al Bilancio, alle Politiche finanziarie e ai Tributi, si è dimessa ieri mattina. Dimissioni «irrevocabili», ha scritto. E a nulla sono valsi i tentativi del sindaco Mario Lucini di farle cambiare idea. Pusterla ha chiarito in una lettera, protocollata a Palazzo Cernezzi, le ragioni della sua scelta (riportiamo integralmente il testo in questa pagina).

Ha firmato il documento dopo aver appreso, leggendo La Provincia, che la sua decisione di non rendere noti sul sito del Comune redditi, partecipazioni azionarie e beni di proprietà aveva scatenato forti polemiche a palazzo. La legge prevede l’obbligo di comunicare tutti questi dati, ma Pusterla aveva detto che non avrebbe svelato nulla per evitare le «spiacevoli conseguenze» patite l’anno scorso dopo la pubblicazione del suo reddito (346mila euro nel 2011). «Ai cittadini non deve interessare, mi giudichino per quello che faccio», aveva ripetuto.

Gli attacchi arrivati da più parti l’hanno convinta a lasciare l’incarico. Una doccia gelata per Lucini, un terremoto per la maggioranza. Pusterla, infatti, aveva in mano deleghe molto pesanti - a partire dal Bilancio - e ancor più delicate se si pensa alla carenza di risorse a disposizione dei Comuni, ai vincoli fissati dal patto di stabilità, alle novità sull’Imu e la tassa rifiuti (proprio poche ore fa è emerso il problema degli errori di calcolo sui bollettini da spedire). La commercialista, molto nota in città, era stata voluta fortemente da Lucini, in virtù della sua competenza e preparazione. Quando il sindaco era riuscito a convincerla a far parte della giunta si era parlato di «grande successo», di un «colpaccio». Un’esponente della società civile che aveva fatto salire di livello e di qualità la giunta di centrosinistra. Un valido tecnico senza tessere di partito.

Dopo un anno e mezzo, Pusterla saluta tutti e torna al suo lavoro. Le sue deleghe passano nelle mani del sindaco, in attesa della nomina di un nuovo assessore. Giulia Pusterla ha comunque detto a Lucini di essere disposta a restare in carica fino al 30 novembre, se necessario in relazione alle importanti scadenze di queste settimane. Per Lucini è stato un brutto colpo, inutile negarlo: «Le dimissioni sono irrevocabili, mi ha scritto una lettera chiarendo i motivi - ha detto il sindaco - Sono molto dispiaciuto, io non le ho certo chiesto di dimettersi. Come intendo sostituirla? Non è una decisione che prenderò oggi». Lucini dovrà scegliere se affidarsi a una figura tecnica o “politica”. E se promuovere un consigliere oppure pescare dall’esterno. Si incrina, in ogni caso, un equilibrio già molto delicato. Si apre un fronte interno, come se non bastassero grane come le paratie, la nuova Ztl e le tariffe dei posti blu. Stando alle prime reazioni, la maggioranza tiene. Ma è un brutto colpo - non solo e non tanto d’immagine - per Lucini.

Pusterla cosa ha detto? «Sono molto stanca, ci ho sempre messo l’anima - commenta in serata - E sono rimasta molto male di fronte alla situazione che si è venuta a creare. Consideravo banale la questione dei redditi, leggendo il giornale ho capito che non è così. Io sono andata in Comune per aiutare, non per essere d’ostacolo. Ora sono diventata un problema, un peso, quindi me ne vado. Non sono certo attaccata alla sedia. Assurdo dimettersi per qualche polemica e un titolo sul giornale? Ognuno prende le cose alla sua maniera». Non trattiene le lacrime: «Questo è un prezzo che non ha senso pagare». Nega di aver maturato la decisione già da tempo , anche se ammette: «Sono stanca, ormai da un po’. Non ce la faccio più».

L’impatto con la realtà della pubblica amministrazione, con le pressioni e le polemiche è stato duro. Anche se Pusterla - va detto - è finita di rado al centro delle polemiche, in Comune o sui giornali. Nel Pd qualcuno dice che non è stata tutelata a sufficienza, finendo per pagare colpe di altri (in particolare sul caso delle multe ai commercianti) o esponendosi troppo su temi spinosi (Politeama, vendita delle farmacie). Ma lei dice che non è così: «Il sindaco è sempre stato corretto con me. Oggi ha provato anche a chiedermi di restare». Ma le dimissioni erano davvero irrevocabili.

Como

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