L’abbandono ormai fa paura
I padroni si rivolgono ai canili

Tra crisi e problemi di carattere sempre più persone si separano dai propri animali. I gestori: «I Comuni rivedano i contributi: li danno solo per gli esemplari accalappiati»

Il randagismo da strada oggi non esiste più, semmai c’è il randagismo da famiglia. Ma poco cambia: il risultato è sempre un cane in più all’interno delle gabbie del canile consortile di via Del Radizzone.

La società è mutata parecchio nel corso degli ultimi vent’anni e nessun aspetto del comportamento delle persone ne è stato esente, compreso il rapporto con gli animali domestici.

Anche il rapporto che non funziona. Sarà da qui che si dovrà partire nel pianificare l’attività del 2015 da parte del sodalizio Gli Amici del Randagio, che gestisce questa struttura e quella di Erba. Il momento attuale è di stallo. Proprio il nuovo randagismo sarà argomento sul quale confrontarsi coinvolgendo anche i Comuni.

Non una novità, ormai da tempo molti chiamano dicendo che a causa di qualche imprevisto, dal trasloco a un’improvvisa allergia, non possono più tenere il cane con sé. Colpa o merito delle leggi più punitive in caso di abbandono e dell’avvento del microchip, che permette di rintracciare il padrone di un animale vagante.

«Sempre più persone – conferma il presidente Marco Folloni – ci chiedono di ricoverare il loro cane perché non possono più occuparsene, in un gran numero di casi per problemi comportamentali. Si tratta di un tema in merito al quale dovremo confrontarci con i Comuni, perché questi cani arrivano qui senza passare dal canile sanitario, per cui forse non ci si rende conto della dimensione di tale fenomeno».

Fenomeno dalle tante implicazioni, dai maggiori costi per i volontari, che si fanno carico di cani che in verità avrebbero un padrone, al gran numero di animali con problemi comportamentali che rischiano di finire i propri giorni in gabbia. Perché per i cuccioli c’è sempre gran richiesta, non per i nonnetti.

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