L’addio a Ines Figini  «Ha trasformato in amore  l’orrore che ha vissuto»
Don Enrico Corti, il priore del Crocifisso, durante l’omelia (Foto by fotoservizio andrea butti)

L’addio a Ines Figini

«Ha trasformato in amore

l’orrore che ha vissuto»

Crocifisso pieno per l’ultimo saluto alla comasca sopravvissuta ad Auschwitz. Assente il sindaco Landriscina il Comune rappresentato dal suo vice Caldara

Como

Amore, perdono, umanità. Sono i tre valori irrinunciabili cui ha dedicato la propria vita Ines Figini, comasca sopravvissuta ai lager nazisti e morta all’età di novantotto anni.

Li ha ricordati ieri, durante il funerale, Enrico Corti, priore del Crocifisso, di fronte a una basilica gremita (per quanto consentito dalle norme anti Covid).

«Quando guardo i documentari sui campi di concentramento – ha detto durante l’omelia – rifletto sempre su quale orrore sia riuscito a fare l’uomo. Quante persone finite lì, tutte innocenti. I sopravvissuti, chi è riuscito a tornare da quest’esperienza, come vivono? Alcuni sono intrisi di rancore e vendetta, altre persone sono riuscite, però, ad andare avanti in altro modo. Fra loro, c’è Ines».

L’operaia comasca della tintoria Comense fu arrestata a ventidue anni, nel marzo del 1944, per aver partecipato allo sciopero generale contro la dittatura. E mentre la polizia arrestava i promotori della protesta, lei cercò di difenderli. Venne catturata per questo, non perché ebrea e non per motivi politici. Fu portata a Bergamo, nella caserma Montelungo, e deportata a Mauthausen, poi ad Auschwitz, Birkenau e infine a Ravensbrück. Prigioniera numero 76150, diceva il numero tatuato sul suo braccio. Tornò a Como solo nell’ottobre del 1945.

Era molto legata alla frase che la madre le diceva da bambina: «Tanto tu torni sempre». Diventò nel 2012 il titolo del suo libro: quell’esclamazione non le ricordava solo la sua infanzia comasca, ma l’aiutò a sopravvivere durante i periodi di prigionia.

«Ha saputo amare pur sperimentando l’orrore, l’indicibile – aggiunge padre Corti - Aveva un cuore “fuori misura”. Ricordo ancora quando la sentii parlare agli studenti del Gallio. Le brillavano gli occhi: terminò dicendo che lei aveva perdonato. Alla domanda di una ragazza, rispose: “Non si può vivere col rancore, altrimenti si resta incatenati”. Ha lasciato tantissimo nel cuore degli studenti».

La celebrazione si è conclusa con la testimonianza del documentarista Pucci Paleari, che con tanta commozione ha ringraziato Figini per i suoi instancabili insegnamenti di vita: «Con Ines ho partecipato a tantissimi incontri. Ora raccontiamo quanto siamo stati bravi a trasformare in valore pratico le sue parole. Non dimentichiamo elementi valoriali come il perdono. Impegniamoci a trasformare in concreto il “mai più”».

Al funerale, in pieno rispetto delle disposizioni anti Covid, hanno partecipato molte persone, alcune con il fazzoletto dell’Anpi al collo. Per il Comune non c’era il sindaco Mario Landriscina ma il vice Adriano Caldara. Presenti tra gli altri il presidente della Provincia Fiorenzo Bongiasca, la presidente del consiglio comunale Anna Veronelli e Davide Quarella, sindaco di Pescantina, Comune che le ha dato la cittadinanza onoraria.n A.Qua.


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