Lo scrittore e i compiti  «Senza lo studio a casa  non si impara niente»
1 Per un gruppo di genitori comaschi il carico di lavoro a casa sarebbe eccessivo2 Federico Roncoroni 3 Nicola D’Antonio

Lo scrittore e i compiti

«Senza lo studio a casa

non si impara niente»

Federico Roncoroni contrario all’abolizione

Mentre il preside del Volta si rivolge ai docenti:

«Non esagerate, specie durante le vacanze»

«Il lavoro scolastico va sempre integrato con un solido lavoro domestico». Federico Roncoroni, scrittore e linguista comasco, si schiera in difesa dei compiti a casa e delle vacanze. Eppure un crescente movimento di mamme e docenti anche nella nostra provincia chiede a gran voce l’abolizione degli odiati compiti. Una richiesta radicale che trova un largo appoggio nel mondo della scuola.

«L’apprendimento ha due momenti: a scuola si danno e si controllano le competenze, a casa ci si esercita e si consolida ciò che si è imparato – spiega il famoso autore – non vedo come si possa imparare la storia senza ripassare a casa l’argomento affrontato in classe, non capisco come ci si possa impadronire della matematica senza svolgere equazioni o potenze nella propria camera. Il compito, lo studio, è una delle gambe su cui si regge il sistema formativo».

Un sistema del quale fanno parte docenti, studenti e genitori. «La scuola non può occuparsi di tutti i momenti formativi – insiste Roncoroni – quindi della didattica, dell’interrogazione, della promozione di attività aggiuntive. Sarebbe impossibile stare anche con i ragazzi e fare con loro gli esercizi per cementare le loro conoscenze, a meno di riuscire a tenere aperte le scuole tutti i giorni tutto il giorno stipendiando gli insegnanti. Nel caso, comunque, sono sicuro che le mamme si lamenterebbero perché i figli restano troppo tempo a scuola».

Serve, per forza, impegnarsi a casa, da soli, almeno per aiutare la memorizzazione. «Gli argomenti di alcuni genitori mi sembrano assurdi – dice ancora lo scrittore comasco – dicono che fare i compiti non è il loro mestiere, ma il ruolo del genitore impone un controllo, uno stimolo, una consulenza, di certo non devono sostituirsi ai figli e fare per loro i compiti. E non vittimizzino i poveri bambini che agli ultimi due giorni utili devono ancora risolvere dieci analisi logiche e venti problemi di algebra, basta non arrivare all’ultimo momento». C’è da scommettere che il 7 gennaio tanti ragazzi copieranno dai vicini di banco i compiti mai svolti.

Non tutti però seguono la tesi di Roncoroni. Anche Nicola D’Antonio, preside della Teresa Ciceri e del più antico liceo Volta, è favore di una drastica riduzione dei compiti.

«I docenti non devono eccedere soprattutto per i compiti delle vacanze – dice Nicola D’Antonio – basta qualche esercizio per non arrugginire. Anche perché spesso questi compiti vengono fatti male, in fretta, copiati all’ultimo minuto e per di più non tutti i docenti li controllano. Da docente io non ho mai assegnato i compiti, suggerivo parecchie letture estive. E da genitore mi lamento: durante le vacanze bisogna riposarsi». Del resto una definizione di vacanza sul dizionario recita: «Periodo di libertà dal lavoro o dagli obblighi scolastici».


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