Maxi truffa sulla polizza vita  «Pochi tre anni di cella»
Il tribunale di Como

Maxi truffa sulla polizza vita

«Pochi tre anni di cella»

Il morto si presenta in splendida forma davanti al giudice delle udienze preliminari di Como dove, ieri mattina, ha sperato di poter chiudere in fretta i conti con la giustizia per la maxi truffa ai danni di quattro compagnie di assicurazione

Jeans “vissuti”, scarpe da ginnastica, t-shirt dal vago sapore di mare e occhiali costantemente appoggiati sull’ampia fronte. Il morto si presenta in splendida forma davanti al giudice delle udienze preliminari di Como dove, ieri mattina, ha sperato di poter chiudere in fretta i conti con la giustizia per la maxi truffa ai danni di quattro compagnie di assicurazione ordita - secondo l’accusa - assieme a due complici, pure loro comparsi davanti al giudice delle udienze preliminari. Truffa consistita nel fingersi vittima di un incidente mortale ai Caraibi per poter consentire ai complici di incassare il premio delle polizze vita.

L’esito dell’udienza sembrava in parte scontato, visto che due dei tre imputati (il finto morto,, 56 anni residente a Camerlata, e il beneficiario delle polizze, un comasco di 26 anni con casa in città) avevano chiesto di poter patteggiare la pena. Ma il giudice ha ritenuto troppo bassi i tre anni di pena patteggiati dal secondo e i due anni e quattro mesi del primo, visto anche che i soldi incassati da una delle quattro compagnie di assicurazioni (la Poste Vita, che ha staccato un assegno da 350mila euro) non sono mai stati restituiti.

Il giudice, dunque, al termine dell’udienza ha di fatto respinto le istanze di patteggiamento e invitato gli avvocati a decidere il da farsi, aggiornando l’udienza al 24 giugno prossimo.

La vicenda risale all’inizio del 2012 quando il 56 enne stipula le polizze sulla vita indicando il 26 enne quale beneficiario e sottoscrivendo un atto notarile di testamento a favore del complice. Pochi mesi dopo parte per Santo Domingo, dove il 23 maggio di quell’anno muore in un incidente stradale nella città di Santiago e, successivamente, viene pure cremato.

Grazie a un certificato di morte (falso, secondo l’accusa) una delle quattro assicurazioni paga il premio. Ma dopo qualche mese ecco emergere un’altra verità: il morto non è morto. Come ha potuto constatare anche il giudice, ieri, durante l’udienza preliminare.


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