Neonato abbandonato in chiesa   Il manager vorrebbe aiutarlo
Giuseppe Pippo Auditore all’esterno del suo albergo ristorante

Neonato abbandonato in chiesa

Il manager vorrebbe aiutarlo

Uggiate, la vicenda di Bari ha colpito Pippo Auditore

«Ho già chiamato il parroco che l’ha trovato»

«Luigi, nato da nove giorni, abbandonato nella culla termica di una chiesa in provincia di Bari: è una storia che mi ha preso il cuore»: per tutta la giornata, Giuseppe Pippo Auditore, imprenditore e manager dell’albergo ristorante Cascina Canova, quattro stelle in via San Gottardo, non è riuscito a metter giù il pensiero.

Di prima mattina, ha letto su questo giornale che nella chiesa di San Giovanni Battista a Poggiofranco, un neonato è stato lasciato nella culla termica predisposta cinque anni fa dalla parrocchia e mai utilizzata.

Accanto, un biglietto: «Lui è Luigi. Piccolo, mamma e papà ti ameranno per sempre ».

Il parroco, don Antonio Ruccia, è stato avvertito dallo squillo del telefono collegato alla culla: «Mi sono sentito tremare come una foglia – ha raccontato il sacerdote - mi sono catapultato in chiesa ed ho visto questa creatura meravigliosa che piangeva e strillava».

Ha chiamato i soccorsi, il bambino è stato ricoverato nel reparto di neonatologia del Policlinico di Bari e la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo. Tutto lascia supporre che Luigi troverà una nuova famiglia.

«Io vorrei aiutare quel papà e quella mamma. Visto il tenore del biglietto, è atroce pensare che siano stati costretti ad abbandonare il proprio figlio – osserva lo stesso Giuseppe Auditore – In quale situazione di disperazione, in quale miseria materiale si trovano per compiere un gesto del genere? ».

Occorrono soldi? «Sono pronto – ha detto Auditore al parroco – Occorrono aiuti? Farò tutto quello che posso fare ».

Ma la replica di Don Antonio è stata sorprendente: «Mi ha risposto: preghi. Può solo pregare. Il bambino sta bene. Il tribunale disporrà per lui. Che umanità ho trovato nel parroco - commenta Auditore - che umanità. Significa che ci sono ancora valori veri e profondi. Che non contano solo i soldi. Ma prima di tutto conta il cuore ».

Ha insistito per risalire alla famiglia, dare una mano alla mamma e al papà che hanno affidato ad altri la vita del proprio figlio, per garantirgli un futuro: forse un gesto di disperato amore.

«È impossibile risalire alla famiglia, mi ha dissuaso il parroco – prosegue il manager – E mi ha chiesto di pregare soltanto ».

Ad offrire aiuto, lui ci ha provato: «Non ce l’ho fatta a rimanere indifferente - conclude - Mi è venuto d’impulso, mi sono sentito papà e fratello. Ed essere umano che vorrebbe impedire, per quanto può, uno strazio come quello di separarsi da un figlio appena nato». (Maria Castelli)


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