Martedì 06 Maggio 2014

Le Primavere di Lecco

«Andiamo oltre le paure»

Il teatro Sociale affollato per la serata

La prima serata de “Le Primavere di Lecco”, il ciclo di incontri culturali organizzati dal nostro quotidiano, ha visto un gremito Teatro della Società partecipare con grande interesse alla “lezione” del filosofo Silvano Petrosino.

Come ha avuto modo di dire Massimo Caspani, presidente della Provincia Editoriale, «Le Primavere di Lecco, vogliono dare a tutti un’occasione privilegiata per tornare a pensare, a riflettere. Un proposito che per un giornale come il nostro è oggi molto importante».

«Oltre le semplici notizie»

Concetto, quest’ultimo, ribadito sia da Vittorio Colombo, responsabile dell’edizione lecchese, sia da Diego Minonzio, direttore de “La Provincia”. «In un periodo in cui la trasformazione dell’informazione è radicale – ha detto quest’ultimo – è nostro dovere cercare di dare al territorio strumenti che vadano oltre le semplici notizie. Le Primavere sono una di queste proposte».

Guarda l’intervista al direttore Minonzio

Ha poi preso la parola il filosofo Silvano Petrosino che ha affrontato, dal suo punto di vista, il tema che lega i diversi appuntamenti, ovvero l’esortazione evangelica «Non temete», un invito esplicito a «non avere paura» in questi nostri tempi complicati. Petrosino ha affrontato l’argomento in modo penetrante e nello stesso tempo “lieve”; è riuscito a snocciolare concetti non semplici attraverso un eloquio coinvolgente, che ha tenuta alta l’attenzione del pubblico presente.

«L’espressione “non temete” - ha detto Petrosino – è un sottofondo che ritroviamo in tutta la Bibbia. Lo ritroviamo ben 360 volte. Non possiamo allora non chiederci perché Dio continui a dire all’uomo di non temere. Cosa sa di tanto terribile, da continuare a ripetere questo insistito ritornello?».

Guarda l’intervista a Silvano Petrosino

Una domanda fondamentale

Una domanda, che rimanda immediatamente all’alter ego di quel “non temete”, cioè alla paura che invade spesso la vita dell’uomo. «Una paura – ha continuato Petrosino – che nell’uomo è molto diversa da qualunque altro essere vivente. Ed è diversa perché l’uomo è l’unico ad essere cosciente del fatto che, prima o poi, morirà. Accade così che la “condizione” dell’essere umano finisce per trasformarsi in una “obiezione” ed infine nella conclusione tragica per cui, vista la nostra finitezza, non valga la pena fare del bene».

Petrosino ha continuato il suo affascinante ragionamento citando Aristotele e i libri della Sapienza, Isaia e Milton, e arrivando infine all’oggetto centrale di tutta la sua lezione, ovvero lo sguardo dell’uomo; quello sguardo che può trasformare anche il giardino creato da Dio in “un’orrida regione”.

«La paura – ha concluso Petrosino - fa parte dell’esperienza umana e non deve essere giudicata necessariamente in modo negativo. È un sistema d’allarme che è presente nell’uomo come negli animali. Certamente, per noi esseri umani, tutto si complica, poiché siamo coscienti di provare paura, sentiamo appieno il nostro essere mortali. Se questo sentimento prende il sopravvento, rischiamo di trasformarlo nella lente attraverso cui guardiamo il mondo. Il dolore e la morte fanno parte della nostra esistenza ma dobbiamo evitare che diventino una condizione di “obiezione” alla vita, di chiusura e di egoismo. In che modo si può eliminare questa tentazione? Lo strumento più importante è la relazione affettiva, quella più profonda. Parliamo di amore, amicizia, affetto filiale».

LECCO

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