Nucleare sì o no? Maurizio Martellini, fisico nucleare, spiega i pro e i contro

Verso le elezioni Presente nei programmi della maggior parte dei principali partiti in corsa elettorale, il tema del nucleare è divisivo ed è tra quelli che maggiormente determineranno le scelte degli italiani il 25 settembre

Ora che sono stati resi pubblici e ufficiali i programmi di governo dei partiti e le liste dei candidati ai collegi elettorali, la corsa verso il 25 settembre si fa più movimentata e chiama in causa direttamente i cittadini. Occorre operare una scelta e per farlo serve avere tra le mani più elementi possibile. Molti tra gli elettori fanno dei programmi di governo una base su cui costruire la propria opinione politica, operando confronti sui temi più caldi e discussi. Uno di questi, che più volte è stato citato in queste prime settimane di campagna elettorale, è il nucleare, presente nei programmi dei principali partiti su cui si giocherà il voto degli italiani.

I programmi dei partiti

Nel programma unitario stilato dal centrodestra, composto di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi moderati, dal titolo “Per l’Italia - Accordo quadro di programma per un Governo di centrodestra”, si parla di valutare il ricorso al nucleare pulito e sicuro, nel paragrafo 11 del documento. Inoltre, la Lega, facente parte della coalizione di centrodestra, ha proposto anche un proprio programma elettorale dal titolo “Programma di governo”, dove il tema è più volte citato, in diverse pagine. Uno dei suddetti passaggi recita così: «Il nucleare, anche secondo un rapporto UNECE del 2021, è la fonte in assoluto caratterizzata dalla minore intensità carbonica, in quanto emette meno CO2 per kWh calcolata con il metodo LCA. Perché rinunciarvi aprioristicamente?».

Categoricamente contrari invece due partiti del centrosinistra, Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico. Quest’ultimo, nel documento intitolato “Insieme per un’Italia democratica e progressista”, esclude il ricorso al nucleare nel breve termine «Per un domani senza fonti fossili già oggi gli investimenti devono, il più possibile, concentrarsi sull’energia pulita e non inseguire la discussione sulla costruzione di centrali nucleari: perché i tempi di realizzazione e le tecnologie esistenti non sono compatibili con una riduzione significativa delle emissioni entro il 2030 e non risolvono i problemi ambientali ad esse associati».

Nel programma unitario di Azione e Italia Viva il tema è affrontato considerando il nucleare come una fonte utilizzabile nel lungo periodo, in «un mix di generazione che includa anche le rinnovabili». Assente invece il tema dal programma del Movimento 5 Stelle.

La parola all’esperto

Per capire meglio come orientarsi tra le diverse opinioni in merito al tema, abbiamo intervistato Maurizio Martellini, fisico nucleare e Segretario Generale del Landau Network di Fondazione Volta che si occupa di disarmo. «Quando i mass media o i politici parlano di nucleare, di solito si intende il nucleare civile, sul quale c’è oggi un’attenzione molto alta» spiega il professore. La ragione è semplice: «Il riscaldamento globale, con le ondate di calore la cui dinamica è determinata dal riscaldamento del Mediterraneo, è causato dalla presenza nell’atmosfera dei cosiddetti gas serra, emessi dalla combustione degli idrocarburi».

Un tema che nelle ultime settimane ha interessato un po’ tutta Italia visti i fenomeni meteorologici intensi che hanno colpito la penisola nel corso dell’estate: «Per intervenire su questa situazione occorre limitare le emissioni di gas serra come la CO2 ma anche il metano che proviene dagli allevamenti, per esempio. Ormai è diventato indispensabile cambiare fonti energetiche». Le possibilità alternative le conosciamo: l’idroelettico - ma, come sottolinea il professor Martellini, intanto i fiumi si stanno abbassando sempre più per effetto dei cambiamenti climatici -, l’energia solare e quella eolica. «Il problema è che queste energie rinnovabili, per quanto si aumenti la loro presenza in Italia, sono intermittenti, cioè non sono costanti e disponibili in modo continuo».

Come fare allora?

«Io non sono un sostenitore dell’energia atomica - continua Maurizio Martellini- ma nel breve termine non vedo altre soluzioni alternative. Parlare di energia significa parlare anche di macroeconomia: è importante che l’Europa ottimizzi i propri approvvigionamenti e diventi sempre più autonoma». Eppure ci sono delle critiche da muovere anche all’energia nucleare, che vale la pena tenere in considerazione: «Negli anni ’50 e ’60 avevamo diversi esperti in Italia di energia nucleare e molti venivano dai paesi sovietici, dove il nucleare, si può dire, andava di moda, oggi questa capacity è finita, mancano tanto gli esperti e gli operatori tecnici quanto le competenze, in Italia come in diversi Paesi della vecchia Europa».

E poi c’è il nodo della sicurezza, che stringe soprattutto chi al nucleare si dice contrario: «L’energia nucleare come tutte le tecnologie non può essere al 100% sicura - spiega Martellini- quel che è certo è che, quando qualcosa va storto col nucleare, va particolarmente storto e l’impatto è poi globale, nessuno ha dimenticato Chernobyl».

Eppure nei programmi dei partiti si legge l’espressione “nucleare sicuro e pulito”, uno slogan generico che lascia tanti cittadini a chiedersi cosa davvero voglia dire questa proposta. «Pulito perchè non emette gas serra, naturalmente, e sicuro perché si sta andando in quella direzione. Una cosa però bisogna sapere: oggi i reattori di nuova generazione sono studiati e pensati per non avere problemi, sono i cosiddetti reattori di seconda generazione, tuttavia quando servono aggiornamenti dei sistemi di sicurezza il prezzo per il mantenimento di questi impianti, già significativo, raddoppia». Per Martellini invece poco senso ha parlare degli impianti di quarta generazione, la cui proposta - impianti che si spegnerebbero automaticamente in caso di incidenti - è ancora del tutto sperimentale.

Una chiave di lettura dei programmi dei partiti

«Quello che dicono i politici è in parte vero: è vero che dobbiamo integrare tutte le fonti energetiche e diversificare i fornitori, strada che abbiamo intrapreso molto bene ultimamente, ma quando parlano di nucleare dovrebbero aggiungere qualche parola. Nucleare pulito, sicuro ma non gratis e non certo domani, semmai tra una decina di anni.» In sostanza, la scelta che viene posta di fronte ai cittadini non è tanto nucleare sì o nucleare no, quanto piuttosto tra il rinunciare del tutto al nucleare oggi e il progettare un passaggio al nucleare che avverrà in un futuro non esattamente prossimo.

«Quello che è certo - conclude Maurizio Martellini - è che noi cittadini nell’immediato dobbiamo iniziare a cambiare stili di vita e bisognerebbe in quest’ottica fare una seria educazione nelle scuole a proposito del risparmio energetico».

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