Lunedì 16 Giugno 2014

Paratie, come è spuntato

il muro dei soldi

Anno dopo anno, lira dopo lira (prima), euro dopo euro (poi) il progetto delle paratie è stato modificato diverse volte - ancora non c’è alcun ok su quello che dovrebbe portare la città fuori dal pantano in cui si trova da parecchio tempo - e i costi sono letteralmente esplosi. Più che raddoppiati e arrivati alla cifra, l’ultima comunicata da Palazzo Cernezzi risale allo scorso dicembre, di oltre 31 milioni di euro.

Tutto è nato quasi vent’anni fa. È il 27 luglio del 1995 quando la prima giunta del sindaco Alberto Botta (tra gli altri sedevano Paolo De Santis, Stefano Bruni, Alessio Butti, Paolo Mascetti) approva il progetto preliminare, confermato dalla Regione due anni più tardi e che prevedeva paratie completamente mobili per un costo di 16 miliardi di vecchie lire (circa 8 milioni di euro), provenienti dalla legge Valtellina. Nel 1998 la seconda giunta Botta (tra gli altri comprende sempre Bruni e Paolo Mascetti, ma anche Fulvio Caradonna e Pierangelo Gervasoni) dà l’ok al progetto esecutivo.

Il costo sale fino a 26 miliardi di lire (13 milioni di euro circa) e accanto alle paratie mobili, ne spunta una parte “fissa”, rappresentata dalla scultura di Somaini. Nonostante le lettere firmate dal ragioniere capo che prevede un passaggio in consiglio comunale, non arriverà nulla.

Il 2004 è l’anno della prima gara d’appalto, che va deserta. Viene ribadita ammettendo la possibilità, per l’impresa, di proporre varianti migliorative. Tocca al dirigente Antonio Viola firmare la determina con il progetto esecutivo revisionato nel novembre del 2004 e che stima i 15.7 milioni di euro il costo a base d’asta. Il 12 gennaio del 2006 arriva l’aggiudicazione dell’appalto per 12 milioni di euro all’impresa Sacaim (seconda classificata, ma vincitrice a causa dell’esclusione per irregolarità contabili del consorzio arrivato prima).

I lavori partono l’8 gennaio del 2008 e i lavori avrebbero dovuto durare 1085 giorni. Diversi mesi dopo viene redatta quella che avrebbe dovuto essere la prima perizia di variante. Un milione e mezzo di euro in più, incluso il famoso “muro”. I documenti, però, non saranno mai approvati, ma lo scandalo del muro (del settembre 2009) porta la giunta Bruni, su richiesta della Regione e del consiglio comunale, a chiedere una revisione del progetto in modo che si eliminino tutti gli ostacoli visivi. La scultura del Somaini era stata eliminata da un pezzo e, dalle paratie mobili, si arriva ai panconi manuali. La Regione stanzia due milioni di euro a cui ne aggiunge altri 500mila per un concorso di idee che, però, resterà solo un cumulo di carte. Nel settembre del 2011 arriva l’ok alla perizia di variante numero 2 (da 1.5 milioni di euro) che porta i costi a 19 milioni di euro. Tutti quei documenti restano lettera morta perché non viene realizzato nulla di quanto contenuto nella perizia.

Nel maggio del 2012 Mario Lucini vince le elezioni e ad agosto decide, con la sua giunta, di portare avanti e studiare un progetto alternativo. Per avere lo studio di fattibilità con il nuovo progetto e la perizia di variante, la terza, bisogna aspettare il luglio del 2013. Il conto sale di altri 8.4 milioni di euro a cui ne vanno aggiunti quasi tre per il cosiddetto “accordo bonario” (va a compensare, dopo un’apposita commissione bipartisan, un contenzioso da 7 milioni di euro che l’impresa aveva aperto nei confronti del Comune e dei continui stop ai lavori).

Solo una manciata di giorni fa il Comune ha staccato un assegno da mezzo milione che va a coprire i lavori fino al 2012 (Sacaim ha incassato finora 8 milioni di euro). Ma l’ultimo quadro economico, firmato dal dirigente Pietro Gilardoni, arriva alla cifra da capogiro di 31 milioni di euro. Di questi, 11.5 saranno stanziati dalla Regione Lombardia.

La perizia numero 3 è ora sul tavolo di Sacaim, che dovrà verificare i costi e aggiustare il piano finanziario. Nel frattempo sempre l’azienda muoverà contestazioni al Comune per svariati milioni di euro (i lavori sono bloccati dal 2012 e da allora mai più ripartiti). La parola fine è ancora lontana. E i costi potrebbero salire ancora.

Como

© riproduzione riservata